Ancora per i cento anni dalla nascista di Frantz Fanon, 1925, se ne parla e se ne scrive ancora. Lo vorremmo fare anche noi e forse metteremo insieme un evento intorno a questo intellettuale militante, medico, psichiatra, antropologo. A lui dobbiamo gl stimoli alla costruzione dei processi che possono portare alla “decolonizzazione della mente” e della società.
Qui vogliamo indicare una bibliografia (indispensabile) degli scritti di Fanon. Cominceremo con la tesi di laurea che fu rifiutata nel 1951 e che pubblicò poi nel 1952, Pelle nera, maschere bianche, ETS. Gli scritti tra il 1951 e il 1961, pubblicati in riviste o postumi, sono raccolti nei due volumi Scritti politici I e II, DeriveApprodi, mentre i testi sulla “psichiatria coloniale” sono raccolti in Italia da Roberto Beneduce in Decolonizzare la follia, ombre corte. Chiudiamo con uno dei testi più importanti e influenti del Novecento, la sintesi delle riflessioni sulla decolonizzazione, scritto nel 1961, anno della sua morte per una leucemia, lo scritto che gettò le basi per avviare i processi profondi della “decolinizzazione della mente”, I dannati della terra, Einaudi.
Frantz Fanon visse trentasei anni, scrisse e operò una decina di anni, ma la sua impronta è incancellabile. Ancora oggi ci interroga sulla nostra condizione di colonizzatori e ci suggerisce alcune vie d’uscita indispensabili per prendere coscienza e agire in un mondo in cui i processi di colonizzazione, non solo culturali, continuano, ancora, in forme sempre più complesse.
Abbiamo trovato una “nota” apparsa su il manifesto del luglio 2025 scritta da Roberto Beneduce, antropologo e psichiatra, fondatore del Centro Frantz Fanon
