Trieste :: Stato ipocrita e autoritario

I contagi a Trieste sono aumentati. In città l’incidenza settimanale è salita a 350 casi ogni centomila abitanti, un valore triplicato rispetto al dato regionale.
Una certa relazione tra i nuovi casi e le manifestazioni è plausibile. Ma un solo indizio è sufficiente a giustificare la cancellazione del diritto a manifestare? Chissà quanti altri fattori possono aver contribuito all’aumento dei contagi.
Si fanno continui richiami alla scienza come metro di giudizio per stabilire ciò che è giusto o sbagliato. Ma l’approssimazione diventa utile per vietare ciò che è un diritto: manifestare.
La solerzia delle istituzioni e della politica a “comprimere il diritto a manifestare” è il segnale dell’intolleranza, della volontà discriminatoria, della vocazione autoritaria di questo Stato.

Ci piacerebbe vedere la stessa solerzia e determinazione a cacciare i fascisti dalle forze di Polizia!

1 commento

  1. Purtroppo, credo che lo Stato, in un certo senso, con le sue istituzioni stia portando all’estremo il concetto di monopolio della forza.
    Questa volta, non per mantenere l’integrità delle istituzioni, ma per imporre l’indiscutibilità delle decisioni assunte dalle istituzioni.
    Con un approccio ipocrita e meschino che non si confronta con il dissenso, ma lo denigra, lo sbeffeggia e lo ridicolizza.
    Con un atteggiamento di superiorità paternalista che ammanta di ingratitudine e di irrazionalità chiunque abbia l’ardire di sottrarsi alle attenzioni del buon padre.
    A Trieste è accaduto esattamente ciò di cui la politica aveva bisogno. Ovviamente, intendo l’effetto. In realtà, le cause rimangono tutte da accertare.
    Ma la narrazione era già pronta per associare l’effetto a una delle cause. Le altre, basterà semplicemente non andarle a cercare.
    Questo approccio, naturalmente, di scientifico non ha nulla. Ma funziona. E funziona molto bene in un Paese ormai diviso in buoni e cattivi.
    Un Paese in cui i buoni rischiano di vedere nuovamente stravolta la propria normalità a causa dei cattivi.
    Un Paese in cui questi ruoli stanno dando vita a una rappresentazione, tra il tragico e il grottesco, che a me appare disumana ma, forse, è solo fin troppo umana.
    Un Paese che può accettare dei fascisti all’interno delle istituzioni ma non al di fuori delle istituzioni, come se questi ambienti fossero culturalmente ed eticamente del tutto impermeabili.
    Trovo tutto ciò davvero spaventoso. Ma ancor più spaventosa la leggerezza con la quale sta avvenendo.

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