Sputi di decoro 6 :: una lotta contro il “decoro” a Torino

L’estate sta finendo, e la collezione autunno/inverno in arrivo presenterà nuovi progetti che consentiranno a diversi interessi e ambizioni di convergere nel nome del decoro e della sicurezza urbana. Uno dei progetti riguarda la riqualificazione dell’area Ponte Mosca, un tratto del Lungo Dora Firenze considerato particolarmente degradato e pericoloso per via delle persone che lo frequentano. La rimozione delle panchine tra Ponte Mosca e Ponte Bologna, risalente all’inizio di quest’anno, ha a che fare con questo progetto, che a sua volta è legato a un’altra impresa: la costruzione di The Student Hotel, uno studentato di lusso, ricco di comfort e dispositivi tecnologici addetti alla sicurezza dei suoi facoltosi abitanti. L’apertura del cantiere per la riqualificazione dell’area è prevista per fine anno. I primi effetti della sua esistenza, però, possono già essere annotati.

 

Torniamo all’inizio di quest’anno. I protagonisti della scena in cui si recita il dibattito istituzionale sulla rimozione delle panchine sono principalmente due. È il 24 febbraio, e il presidente della Circoscrizione 7, Luca Deri (PD), viene interpellato dalla capogruppo di Fratelli d’Italia, Patrizia Alessi, la quale scopre da alcuni abitanti che il suo presidente farà rimuovere alcune panchine dal Lungo Dora Firenze. Tra il 12 e il 19 aprile, prima con un testo e poi durante un Consiglio di circoscrizione, Deri risponde argomentando le sue motivazioni: cinque panchine sono state eliminate «a seguito di diverse segnalazioni di cittadini che lamentavano la presenza costante di persone che [le] utilizzavano impropriamente». Alessi, allora, gli fa notare che dopo la loro rimozione da Lungo Dora Firenze «il problema si è spostato su Lungo Dora Savona», e invoca pertanto una maggiore collaborazione tra istituzioni, perché «senza una progettazione seria da parte delle giunte, Circoscrizione 7 e della città, si vanifica anche il loro lavoro» (si riferisce alle forze dell’ordine). E Deri, dalla sua, confessa che si è trattato di «una sorta di provocazione […] sappiamo benissimo che il problema non si risolve con la rimozione di cinque/otto panchine». Tuttavia, continua lui, «Se io abitassi in una via dove davanti ho h24 persone dedite all’alcol o allo spaccio […], e nonostante gli interventi, le sollecitazioni, le lettere, gli avvisi, la situazione rimaneva costantemente la medesima, a un certo punto proviamo a fare un atto di provocazione: togliamo le panchine! E non mi venite a dire che quelle panchine venivano utilizzate dai residenti, perché io ci passavo tre/quattro volte al giorno e quelle panchine erano sempre utilizzate dalle stesse medesime persone

Il discorso di entrambi ci informa che esiste un uso «improprio» delle panchine e un comportamento appropriato al loro utilizzo; che esistono, da una parte, «i residenti» che hanno il diritto di usare le panchine e di vivere l’area senza «l’angoscia che magari c’è una percezione di insicurezza diffusa perché nelle tre o quattro panchine sotto casa ci sono sette/otto persone dedite all’alcool» e, dall’altra, «le stesse medesime persone», quelle «dedite all’alcool e allo spaccio», «una presenza che non dava spazio ad avere elementi di sicurezza». Questa concezione ci svela, in sostanza, che i loro disegni politici – paradossalmente affini – ruotano attorno alla manipolazione di percezioni diffuse, talvolta appositamente create per facilitare l’adesione al manuale di comportamento di turno.

Da questa prospettiva è anche coerente pensare che le persone in difficoltà vadano aiutate, ma senza esagerare: «sul nostro territorio – continua Deri – abbiamo fortunatamente moltissime associazioni che si occupano di sociale; spero e mi auguro che possano anche presentare dei progetti che, però, non guardi sempre e soltanto la persona che ha molteplici criticità […] ma che preveda anche di salvaguardare il residente, che deve avere la possibilità di vivere in un territorio per quanto possibile accettabile dal punto di vista della legalità e della sicurezza. […] fino a quando non partirà il cantiere sull’area Ponte Mosca […], quella zona lì rimarrà sempre estremamente complicata e difficile». 

Il cantiere dovrebbe partire tra novembre e dicembre. E a quel punto si potrà nuovamente considerare l’ipotesi di ricollocare le panchine. Al momento, la convinzione di Deri è che la riqualificazione di quell’area di Aurora avverrà «al di là di quello che possono pensare talune persone che, come dire, sono contrarie all’avvento di un grosso player europeo che possa portare lustro al nostro territorio».

Talune persone contrarie ai grossi player, in effetti, da alcuni mesi stanno sollevando la questione con iniziative varie, informando e chiedendo provocatoriamente quali abitanti, bisogni e istanze si stanno rappresentando e quali, invece, si stanno ignorando, silenziando e criminalizzando. Dal 25 aprile, delle sedie e nuove panchine artigianali sono state collocate dove, al posto di quelle rimosse, era rimasto il vuoto. Tutte le volte sono state prontamente eliminate.

Fino a ieri una nuova panchina è comparsa poco sotto al Ponte Mosca. Portava una firma: laboratorio “artigiani per la 3° età. Circoscrizione 7”. Chissà, questa volta, quanto ci metterà a sparire. Un abitante della zona che stava passando da lì è stato contento di potersi sedere. 

Per chi vuole approfondire:

qui la prima interpellanza di Alessi e relativa risposta:

http://www.comune.torino.it/circ7/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6770

qui il link alla registrazione audio del Consiglio di Circoscrizione del 19 aprile: http://www.comune.torino.it/circ7/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/ID

Pagina/2287)
qui una seconda interpellanza del 28 aprile, che, stando ai documenti pubblicati sul sito web della circoscrizione, non ha ricevuto risposta:
http://www.comune.torino.it/circ7/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6861

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