Biella, 31 luglio :: Per Younes El Boussettaoui

La nostra è una società intollerante.

Ciò che è accaduto a Voghera lo conferma. Quando un Comune istituisce un Assessorato alla sicurezza ha scelto di considerare il disagio sociale e personale una questione di ordine pubblico. Così si contribuisce all’intolleranza

Il nostro è un paese in cui da 10 anni i reati comuni sono in diminuzione, mentre il disagio sociale e psicologico è costantemente in aumento, per questo un Comune dovrebbe preoccuparsi di fornire servizi sociali, di assistenza, strutture di accoglienza e di cura.

Questo è il compito di un Comune e compito di quell’Assessore era di prendersi cura di Younes, proprio perché fragile, perché era disoccupato, era in difficoltà. Mentre a Voghera l’Assessore alla sicurezza si muoveva per la città quotidianamente armato, un bulletto di paese, così ha ucciso Younes El Boussettaoui !

Così i germi dell’intolleranza albergano nella politica e nelle istituzioni: le leggi sull’immigrazione, l’istituzione del reato di immigrazione clandestina, l’istituzione dei CPR, i finanziamenti alla Guardia costiera libica e quindi ai campi di concentramento in Libia, i respingimenti e la sistematica trasgressione del “diritto internazionale” sono la dimostrazione della presenza di una cultura dell’intolleranza nelle istituzioni nazionali.

E sconcertante è l’atteggiamento del segretario nazionale della Lega, partito al governo, che senza conoscere fatti e circostanze difende il suo assessore assassino.

Quando uno uccide è un assassino, non importa in quali circostanze compie quell’atto estremo, può essere autorizzato a farlo come un soldato o un poliziotto oppure legittimato dalle situazioni, ma resta un assassino.

Per gli assassini c’è sempre una condanna a volte è penale, spesso c’è solo la condanna morale, comunque, poi devono fare i conti con la propria coscienza. Ma il modo in cui Younes è stato ucciso ci dice che il sig.Massimo Adriatici è anche un idiota e per gli idioti, purtroppo, c’è sempre un “lascia passare” infatti proliferano e vivono in massa tra noi.

Noi dobbiamo chiedere giustizia per Younes, dobbiamo farlo lavorando insieme per cambiare mentalità, agire insieme per cancellare le leggi intolleranti e ingiuste sull’immigrazione e la sicurezza nelle nostre città.

Non credo ci si possa aspettare molto dalla politica, perché non si può chiedere allo straniero di integrarsi se non lo conosciamo, non lo rispettiamo, se non è considerato un cittadino, un cittadino e basta.
Così come non si può eliminare l’ansia dei cittadini se non si forniscono i servizi adeguati alle esigenze di tutte e di tutti.

Noi insieme possiamo fare molto, le comunità dell’inclusione e della solidarietà possono vincere questa battaglia e dare un po’ di pace alla memoria di Younes.

31 luglio 2021, marco sansoè

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