Nelle grandi opere “scompare” il lavoro …di Valeria Pulignano

Mentre la Cgil festeggia i suoi 120 anni alla Scala di Milano – segno dei tempi, qualche tempo fa era più facile trovarla fuori a contestare istituzioni e governi – ci si affida alla magistratura per scoprire i danni dei subappalti e della corruzione nella realizzazione delle “grandi opere” pubbliche. Intermediazioni illecite, retribuzione inferiori ai minimi contrattuali, orari di lavoro fuori contratto, violazione delle norme di sicurezza nella costruzione della Tav Napoli-Bari

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L’inchiesta sui cantieri dell’Alta velocità viene raccontata soprattutto per la corruzione. Ma c’è un altro elemento che dovrebbe attirare l’attenzione: il lavoro. Nelle stesse indagini emergono accuse di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera.

Secondo gli inquirenti, lavoratori egiziani sarebbero stati impiegati in condizioni caratterizzate da turni fino a venti ore, mancati riposi, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e violazioni delle norme sulla sicurezza. Si tratta, è importante precisarlo, di accuse che dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario. Ma il fatto che emergano nella realizzazione di una grande opera pubblica pone una questione che va oltre le singole responsabilità penali. Quella questione ha un nome preciso: subappalto.

Il subappalto è una modalità ordinaria attraverso cui vengono organizzate produzioni complesse e grandi opere, non è di per sé illegale né produce sempre sfruttamento. Ma bisogna guardare a ciò che accade quando una commessa viene progressivamente distribuita lungo una catena di imprese.

La costruzione della linea ad Alta velocità coinvolge grandi gruppi, consorzi, imprese esecutrici, subappaltatori e fornitori. L’opera resta una sola, mentre il lavoro necessario a realizzarla viene distribuito tra molte imprese ai diversi livelli della catena. La domanda allora è chi organizza il lavoro? Chi decide tempi e modalità della sua esecuzione? Chi controlla le condizioni di lavoro? Chi verifica che i contratti siano rispettati? E soprattutto, chi è responsabile quando queste condizioni vengono violate?

Ogni passaggio nella catena può separare ulteriormente chi governa la commessa da chi organizza il lavoro quotidiano. Quando questa distanza cresce, diventa più difficile vedere le condizioni concrete nelle quali il lavoro viene svolto. La responsabilità può essere formalmente attribuita all’impresa che ha il rapporto diretto con il lavoratore, mentre le condizioni economiche e organizzative che determinano quella relazione si formano anche più in alto nella filiera. È qui che il subappalto diventa una questione di potere sul lavoro.

Il caso dei lavoratori egiziani rende la questione evidente. Secondo l’accusa, persone collocate in una posizione di forte vulnerabilità sarebbero state impiegate in condizioni estreme. La vulnerabilità dei lavoratori migranti può essere sfruttata proprio quando la dipendenza dal salario, dall’intermediario e dalla continuità dell’occupazione riduce la possibilità concreta di rifiutare condizioni illegali o di far valere i propri diritti. Ed è qui che la vicenda dell’Alta velocità Napoli-Bari diventa una questione politica più ampia.

Le grandi opere vengono normalmente discusse in termini di investimenti, tempi di realizzazione, infrastrutture, competitività e sviluppo territoriale. Ma ogni grande opera è anche una grande organizzazione del lavoro. Prima che un treno possa correre su una nuova linea, ci sono migliaia di lavoratori, imprese, cantieri, contratti e ore di lavoro. Il lavoro, però, tende a scomparire proprio quando entra nella filiera. Scompare dietro il contratto di subappalto. Scompare dietro il nome dell’impresa che formalmente assume il lavoratore. Scompare dietro una catena nella quale ciascun soggetto può indicare un altro soggetto come responsabile.

Per questo le soluzioni non possono essere trovate soltanto con più controlli sul singolo cantiere o con la repressione del caporalato una volta che questo viene scoperto. Occorre intervenire sulla struttura della filiera. Conoscere chi subappalta a chi, rendere trasparenti i passaggi, controllare effettivamente le condizioni di lavoro, garantire l’applicazione dei contratti collettivi, rafforzare la sicurezza e rendere effettiva la responsabilità lungo l’intera catena.

Il problema del subappalto non è soltanto chi esegue un lavoro per conto di chi. È chi ha il potere di determinare come quel lavoro viene svolto e chi risponde delle condizioni in cui viene svolto. L’Alta velocità dovrebbe ridurre le distanze tra territori. Non dovrebbe aumentare quella tra chi governa una grande opera e chi, nei suoi cantieri, ne sostiene il costo con il proprio lavoro. Il lavoro non può scomparire nel subappalto. E la responsabilità non può scomparire assieme ad esso

il manifesto, 30 settembre 2026

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