Medici senza frontiere chiede alla Procura di Ravenna di “acquisire il Giuramento di Ippocrate agli atti dell’inchiesta”. La caccia ai medici giusti è iniziata: la Magistratura (che non è mai stata indipendente) cerca di perseguere i medici che dichiarano i migranti non idonei all’internamento nei lager (i CPR) predisposti dai governi italiani. Il giuramento di Ippocrate è diventato eversivo!
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L’inizio, per un medico, è questo: «Giuro di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza». Scienza e coscienza: due parole che suonano molto bene insieme. La formula è così familiare che rischia di diventare invisibile.
Ma cosa significa? La scienza è facile da immaginare: anni di studio, esami, protocolli, una visita, una cartella clinica. La coscienza meno. Non perché sia qualcosa di misterioso, ma perché entra in gioco proprio quando la medicina smette di essere soltanto un insieme di dati. Davanti a un paziente non ci sono solo parametri da leggere. C’è qualcuno che vive in un certo posto, in certe condizioni, con una storia che può rendere una stessa malattia più o meno grave, più o meno curabile, più o meno pericolosa.
Il giuramento d’Ippocrate dice pure: «Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento». Libertà e indipendenza non sono privilegi: sono la condizione perché il giudizio resti esclusivamente medico. Perché una diagnosi non cambi a seconda del luogo in cui viene formulata, perché una persona non diventi più o meno malata se si trova in un ospedale, in una casa, in un carcere o in un Cpr. A quel punto la decisione non rimane più chiusa nell’ambulatorio, ma produce conseguenze. Ed è proprio allora che l’indipendenza del giudizio medico smette di essere una formula.
«Giuro di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza». Fisica e psichica. Perché la sofferenza non diventa meno reale se non si vede in una radiografia. Un osso rotto convince tutti. Un attacco di panico, un deterioramento psicologico, l’angoscia che cresce giorno dopo giorno dietro una porta chiusa molto meno. Nei Cpr italiani, Medici senza frontiere ha osservato e documentato negli anni l’impatto della detenzione sulla salute delle persone trattenute. Ci sono luoghi che curano, e altri che fanno ammalare: un medico deve poter dire anche questo.
«Giuro di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica». Tutti: è forse la parola più semplice. Per chi cura, una persona non smette di essere un paziente perché ha una certa nazionalità, perché è trattenuta, perché la sua posizione amministrativa è irregolare. La domanda deve restare la stessa: che cosa serve a questa persona per stare meglio?
Per questo Medici senza frontiere ha chiesto alla procura di Ravenna di acquisire il Giuramento di Ippocrate agli atti dell’inchiesta sui certificati medici nei Cpr. Non perché un giuramento sostituisca una legge. Ma perché a volte basta tornare alle prime righe, a quello che si era promesso di fare. A queste semplici parole.
il manifesto, 18 settembre
