Potrebbe capitare che la Groenlandia venga comprata da Trump. Ne scrive Luca Casarini su Comune. Sì, non è difficile assicurare un buon reddito a soli 56.000 abitanti. Ma potrebbe capitare che non ci riesca perché gli Inuit, “quelli della slitta con i cani”, come dice Trump, glielo impediscano. Noi stiamo con gli Inuit, lo saremo sempre
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[—] Tutto si compra, in Trumpworld. E quando mai il “commercio” non ha avuto a che fare con la “pistola”? Nel 1848 con il trattato di Guadalupe Hidalgo, gli Stati Uniti si comprarono, per 15 milioni di dollari di allora, la California dal Messico. E finì la Guerra messicano-americana. Pistola e soldi. E che dire della Louisiana, quarant’anni prima? Comprata dai francesi.
Ecco c’è un piccolo particolare, insignificante per The Donald e quelli come lui: che dentro quelle terre, e anche in Groenlandia, ci sono delle persone, dei popoli, delle storie antiche. Gli Stati Uniti nascono dallo sterminio di chi abitava prima quelle terre, di chi ci era nato. L’ostacolo più grande per l’annessione della Groenlandia ad esempio, non sono certo i pusillanimi dell’Ue – un’entità che non esiste secondo Trump che la vuole smembrare attraverso le sue quinte colonne tra cui la proconsole di casa nostra. L’Europa non parla e se parla, come dice Massimo Cacciari, fa danni. Ma quei nativi organizzati per difendere la loro terra dal saccheggio minerario e di devastazione ambientale. Quello che c’è sopra quella terra, quello che è vivo, non interessa a Trump: il morto, ciò che giace sottoterra, è il desiderio necrofilo di questa grande politica del nostro tempo. E se quello che c’è sotto terra fosse vivo, beh si elimina.
Si dice che Trump voglia stupire con effetti speciali su questo tema, il 4 di luglio. Indipendence Day, appunto.
E noi? Dalla parte di quelli che Trump definisce “della slitta con i cani”. Dalla parte degli Inuit. Dei cani da slitta, delle slitte
Comune, 6 gennaio 2026
