L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)
“Non è il caso né di avere paura né di sperare, bisogna cercare nuove armi” (Gilles Deleuze)
“Noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere perché è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo” (Franco Basaglia)
“[…] noi viviamo nel tempo nel quale lo stato ha gettato le sue maschere giuridiche e agisce ormai secondo la sua vera natura, che è in ultima analisi il terrore. È probabile, tuttavia, che questa situazione estrema sia letteralmente tale, che, cioè, la deposizione delle maschere coincida con quella fine della forma stato, senza la quale una nuova politica non sarà possibile” (Giorgio Agamben)
“Agire per la costruzione di comunità politiche autonome, aperte e plurali è il primo atto di resistenza contro la sostanza violenta dello Stato nemico perché ingiusto, patriarcale, intollerante, razzista e repressivo. La risposta non può che essere l’esercizio di una controcultura della disobbedienza, del sabotaggio, della diserzione” (Marco Sansoè)