Sediamo nelle panchine di una piazza fino a due giorni fa, gioiosa tra gli scartati, gli ultimi ad essere rimasti dopo che gli altri, quelli di una città dal cuore nero e quelli del Palazzo, hanno scelto la cupezza dell’ordine imposto.
La bellezza di una piazza piena di vita, di Fornelli resistenti, di scout, di cittadini, di studenti, di associazioni, con la passeggera felicità che sospende il trauma di vite spezzate, è il graffio insopportabile provocato dall’invidia di anime aride e deserte rispetto a una gioia – per quanto effimera – di coloro, i ragazzi migranti, che hanno sperimentato la soglia tra vita e morte. Sono vivi, non sono morti. La vita pulsa nelle loro anime. Non fanno parte del mercato del tempio e non sono venduti ai quattro denari. Il loro unico privilegio è essere vivi.
Li vogliono finiti, remigrati, espulsi, invisibili, fantasmi.
L’amore che è il primo atto politico della vita, continua tuttavia ad abitarci, non ci demoralizza, non ci consegna alla rassegnazione, non ci scolora il desiderio. Nonostante le ferite, amiamo i nostri sogni, crediamo in chi lotta e continueremo la nostra re-esistenza
Comune-Info, 11 ottobre 2026
Invidia della felicità e sgombero della piazza …di Lorena Fornasir
