Firma per fermare il DDl caccia

C’è un filo rosso che lega molte delle scelte ambientali dell’attuale Governo: l’idea che la natura sia un ostacolo da aggirare, una risorsa da sfruttare o uno spazio da mettere a disposizione degli interessi di qualcuno.

È proprio in questo quadro che si inserisce il Disegno di Legge AS 1552, già ribattezzato “DDL Caccia selvaggia”, che ha ottenuto il via libera dal Senato e sta per essere discusso alla Camera. È urgente farsi sentire ora! Perché se passa, rischia di distruggere in un solo colpo oltre trent’anni di tutela della fauna selvatica e della biodiversità nel nostro Paese. Non possiamo stare a guardare.

FIRMA PER FERMARE IL DDL CACCIA

Il DDL Caccia risponde solo alle richieste delle lobby venatorie, ignorando la vera sfida: imparare a convivere con la natura senza distruggerla. Una proposta indegna che rischia di trasformare la protezione della fauna e dell’ambiente in una farsa. Tra gli aspetti più preoccupanti della riforma c’è l’estensione delle aree cacciabili e la possibilità di ridurre o ridimensionare zone oggi sottoposte a tutela. E non è tutto. La riforma amplia la possibilità di utilizzare richiami vivi, portandoli da 7 a 47, estende le attività venatorie alle ore notturne, quando i controlli sono molto più difficili, aumenta le specie cacciabili: tra gli animali che sarebbe possibile cacciare ci sono anche lo stambecco, l’oca selvatica e il piccione. E il dissenso? Non contemplato. Per chi ostacola o rallenta l’attività di caccia sono previste sanzioni fino a 900 euro. L’ennesimo tentativo di zittire ogni forma di protesta pacifica. In questo quadro anche la scienza diventa un ostacolo da superare invece che lo strumento per prendere decisioni responsabili. La proposta prevede infatti il ridimensionamento dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nella definizione dei calendari venatori, con l’obiettivo di estendere la caccia oltre il 10 febbraio. Questo mette a grave rischio il viaggio degli uccelli migratori verso i luoghi di riproduzione, proprio mentre l’Italia è già sotto inchiesta della Commissione Europea per la violazione del divieto di caccia durante la migrazione preriproduttiva degli uccelli. Tutte queste misure vanno nella direzione opposta rispetto agli obiettivi europei di tutela della biodiversità. Non possiamo permetterlo!

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