Uno sguardo in Cisgiordania-3

Testimonianze da un volontario internazionale nella Cisgiordania occupata

Queste sono le note (tre) che Luca (Jack) ha scritto al volo, per Biellesi per la Palestina Libera, durante il viaggio, da volontario*, in Cisgiordania

“670000: questo, secondo le ultime stime disponibili, è il numero di coloni israeliani in Cisgiordania, ovvero la Palestina occupata dall’entità sionista dal 1967. Un numero in costante crescita, con arrivi direttamente da paesi come gli USA, la Francia e molti altri. Anche il numero di colonie è in costante aumento, infatti sempre più spesso gruppi di coloni costruiscono avamposti (inizialmente semplici tende) su terre rubate ai palestinesi da cui organizzano raid e pogrom ai danni dei palestinesi che abitano nelle vicinanze, allo scopo di rubare materiali da costruzione, pecore, terre, case e in ultima analisi di indurli ad andarsene in modo da espandere sempre più la presenza sionista in Cisgiordania con la trasformazione degli avamposti in colonie vere e proprie.
L’intensità della violenza esercitata dai coloni (spesso minorenni in modo da non poter neanche essere incriminati secondo le leggi israeliane) è variabile: dalle costanti aggressioni verbali e sconfinamenti agli assalti veri e propri con pietre e bastoni, dal portare al pascolo le pecore (spesso rubate in precedenza ai palestinesi) in mezzo agli ulivi così da danneggiarli agli incendi di ulivi, case, moschee, dalle provocazioni continue nei luoghi sacri come la moschea di Al-Aqsa all’uso di armi da fuoco contro i palestinesi (pochi giorni fa un bambino di 9 anni è stato colpito al braccio da un colono nei pressi del villaggio di Al-Mughaira a nord-est di Ramallah).
Antropologicamente sono dei subumani che non sarebbero in grado di fare nessun lavoro “normale”, individui imbevuti di suprematismo e razzismo che si considerano superiori al resto del mondo (alcuni dei più infami nella zona di Al-Khalil e Masafer Yatta sono sudafricani bianchi che, guarda caso, si sono convertiti all’ebraismo all’indomani della caduta dell’apartheid e sono andati a colonizzare la Cisgiordania per conto dell’entità sionista) e/o scarti della società che vengono arruolati e indottrinati per fare il lavoro sporco in nome dell’entità sionista (almeno negli USA molti vengono letteralmente presi da bambini da orfanotrofi o famiglie affidatarie).
Sarebbe infatti del tutto errato pensare che essi siano qualcosa di estraneo allo stato cosiddetto di Israele. Al di là della propaganda a cui regolarmente abboccano media e governanti occidentali (come lo squallido giornalista del Tg1 Brumori che ha avuto la faccia tosta di chiamare “escursionisti”una banda di coloni armati di M16 che stava effettuando un’incursione nel villaggio di Tell), i coloni non sono altro che l’avanguardia del progetto coloniale portato avanti dall’entità sionista: sono costantemente protetti dalla polizia e dall’esercito israeliani, anche quando la legge imporrebbe il contrario, sono economicamente finanziati dallo stato sionista. Proprio negli scorsi giorni il campo profughi di Qalandia, un vero e proprio quartiere costruito nel 1948 per gli espulsi dalle terre occupate dai sionisti, situato tra Ramallah e Al Quds (che noi chiamiamo Gerusalemme) è stato oggetto di pesanti raid dell’esercito per 48 ore, che hanno incluso demolizioni di case e attività commerciali, violenze varie e arresti di almeno 50 persone: lo scopo finale di questo raid è di espellere la popolazione da Qalandia e consentire la “riunificazione” della parte occidentale di Al-Quds, occupata dai sionisti dal 1948, con le colonie che sorgono al margine est di Ramallah.
Ecco perché le illusioni su ogni possibile cambio di rotta in seguito alle elezioni israeliane di ottobre sono, per l’appunto, illusioni: con sempre maggiore intensità negli ultimi mesi c’è un disegno chiaro, portato avanti di concerto tra esercito e coloni, di attaccare ed espellere sempre più comunità palestinesi, anche in zone in cui fino a poco tempo fa i sionisti non avrebbero avuto il coraggio di andare grazie alla combattiva resistenza ultradecennale dei palestinesi, con l’obiettivo di ridurre la Cisgiordania a una manciata di giganteschi campi di concentramento per palestinesi in corrispondenza delle principali aree urbane, esattamente come fatto con Gaza”
Jack, 7 agosto 2026

*Siamo volontari in solidarietà con le famiglie palestinesi in aree sotto attacco da parte dei coloni e/o dell’IOF (Israeli occupation force), cioè viviamo con loro e facciamo turni di guardia notturna, li accompagniamo quando vanno a pascolare le pecore o lavorare nei campi; si documentano tutte le aggressioni e se necessario e richiesto dai palestinesi ci si interpone tra loro e i coloni. L’altra attività principale è partecipare alle manifestazioni palestinesi.

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