Ambrogio era un ragazzo, è stato “ucciso” dalla magistratura

Il 23 giugno scorso abbiamo pubblicato un articolo di Claudio Novaro apparso su Volere la luna, Quando la giustizia esclude e uccide, per denunciare la scarsa consapevolezza di buona parte della magistratura del “potere terribile” di cui sono titolari. L’articolo prendeva le mosse dalla tragica vicenda di un giovane che si era tolto la vita tre mesi prima, dopo che gli era stata applicata, dal giudice per le indagini preliminari di Torino, «la misura del divieto di dimora a Torino, città dove viveva da diversi anni, dove aveva studiato, dove aveva le sue più importanti relazioni amicali e affettive», misura confermata dal Tribunale del riesame e che «l’aveva gettato nello sconforto». L’articolo è stato ampiamente ripreso con commenti spesso sguaiati e volgari. Nei giorni scorsi, il manifesto ha pubblicato una lettera accorata e rigorosa in ricordo di Ambro (questo il nome del giovane) e a commento della sua vita e della sua drammatica conclusione, qui la pubblichiamo

Ambrogio era un ragazzo di 27 anni

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