Resistere e disertare

Gli onorevoli Gasparri e Delrio non sono soli con i loro Ddl, che equiparano la critica a Israele con l’antisemitismo. La loro sensibilità politica e culturale è diffusa e condivisa dalla politica. Un’ansia attraversa le vite dei sostenitori della diversità, o superiorità, dei valori, chissà quali, dell’Occidente e della cultura giudaico cristiana, oggi, vistosamente in crisi. Anche il Presidente Mattarella ne è travolto e ci esorta a difendere la cultura occidentale con le armi!

Di fronte alla macelleria genocida messa in atto a Gaza, all’arroganza e la violenza sistematica dei coloni e dell’esercito in Cisgiordania diventa difficile difendere Israele. Per questo bisogna arginare il disprezzo diffuso contro quel Paese, fare dei distinguo, ricordare l’olocausto, come se quello fosse l’unico; introdurre pesi diversi nell’analisi storica, d’altronde Israele è un Paese occidentale, espressione del “popolo eletto” della tradizione giudaico cristiana. Ma Israele è anche il guardiano armato contro l’Islam infido, oggi per lo più, amico ambiguo dell’Occidente. Israele è l’ultimo Paese occidentale che pratica la colonizzazione d’insediamento, erede di quella europea nelle Americhe e in Australia per secoli.

Così i terroristi sono sempre gli altri, altri sono i paesi canaglia e il pericolo viene da altrove. Così si aprono inchieste giudiziarie su indicazioni dei servizi segreti israeliani. Così si delegittimano i movimenti di solidarietà, così si alimenta una strategia della tensione utile per militarizzare la società, contro ogni forma di dissenso

Dopo l’espulsione delle Ong da Gaza da parte di Israele e dopo l’intervento armato degli USA in Venezuela per rapire Maduro è più chiara la natura dei “valori” dell’Occidente: dopo la fine del diritto d’asilo c‘è la fine del diritto internazionale, e poi?… Nel cortile globale, che episodicamente pare un “cortile di casa”, agiscono i poteri economici globali che non hanno più bisogno della democrazia. 

Gli Stati travestono con i Nazionalismi gli affari del capitalismo globale e la guerra diventa strumento economico e politico per continuare la rapina coloniale e la costruzione delle democrazie autoritarie

Si dice che noi siamo quelli che abbiamo portato “la civiltà e il progresso” attraverso la cultura dell’efficienza produttività e del merito, ma facendo pagare un prezzo altissimo alle popolazioni civilizzate: cinque secoli di guerre, stragi, genocidi e pratiche concentrazionarie. Forse, ciò che turba gli epigoni dell’Occidente colonizzatore è che i popoli del mondo, non i loro governi che inseguono il fallimentare sogno dell’accumulazione capitalista, consapevoli ed arrabbiati di ciò che abbiamo fatto chiedano il risarcimento morale, politico ed economico.

Ma i fallimenti si negano, bisogna fare finta di niente e riprendere i vecchi valori. Quelli della pacifica convivenza, mentre armiamo tutte le guerre del mondo, ora anche in Europa; quelli delle sorti progressive della democrazia, mentre si fa sempre più autoritaria, mentre alle elezioni partecipa ormai una minoranza; della solidarietà, mentre si costruiscono muri, prigioni e campi di concentramento per i popoli migranti.

Sembra non ci resti altro che la Nazione: un nome, una bandiera, un inno, la polizia che picchia e l’esercito che spara e i confini da difendere. Insieme a identità fittizie come il cibo che mangiamo, il “made in italy” e i colori delle magliette delle squadre di calcio. Ma gli Stati-nazione non contano più nulla perché sono solo i comitati d’affari dei poteri economici, finanziari e digitali globali.

Difendere confini che abbiamo disegnato noi occidentali, qui e nel resto del mondo! Confini da difendere con le armi, per rilanciare un’industria che sta svanendo. Difendere i confini, non importa contro chi, l’importante è che: noi siamo noi e gli altri restino gli altri!

La politica si preoccupa che l’odio non dilaghi, mentre fonda la propria esistenza sulle disuguaglianze, sulle ingiustizie e nasconde i soprusi, è evidente che vuole salvare se stessa, ma… non c’è più molto tempo.

L’Occidente “è nudo” e dovrebbe fare i conti con la propria storia fatta di disastri che hanno colpito le umane genti e la natura, ma… non c’è più molto tempo.

Noi possiamo, dobbiamo, resistere, disobbedire e disertare, e le rivolte sono lì, in attesa… non c’è più molto tempo

Biella, 10 gennaio 2026


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