La frenesia della comunicazione a ciclo continuo, lo abbiamo imparato con la pandemia e poi con la guerra in Ucraina, è un sistema che preferisce dedicarsi in modo ossessivo a poche notizie. Temi e angoli del mondo spariscono dalle attenzioni facilmente. Chi sa ad esempio cosa accade oggi alle comunità saharawi? Senza considerare che tanti non sanno nulla della loro storia di autodeterminazione. La Rete Saharawi, che coordina le attività di solidarietà di molte associazioni impegnate a supporto della popolazione saharawi, ha organizzato nelle scorse settimane un viaggio – insieme ad alcuni enti locali gemellati con le province (wilaya) – in alcuni campi profughi in Algeria. Questo articolo e le straordinarie fotografie tratte dal libro di Giulio Di Meo, Il deserto intorno, provano ad aprire una finestra su questo pezzo di mondo. “Una storia di dolore, di profughi, di tenacia di chi resiste all’occupazione. I saharawi hanno una dignità che include qualcosa di metafisico. Una storia di impegno, di cittadinanza, per tenere aperta la via al vento e alle stelle, di questa patria che un poco è anche nostra. Se abbiamo il senso dei diritti e della solidarietà” (Tom Benetollo)
Saharawi. L’esilio dimenticato
