L’iperspecializzazione delle discipline in medicina, a cominciare da quella delle epidemie, la crescente delega alla tecnologie e il considerare tutto una merce favoriscono la separazione tra la malattia e la persona, eliminano la prevenzione primaria (che avrebbe lo scopo di ridurre i rischi di ammalarsi agendo sugli stili di vita e sull’ambiente), ma prima di tutto consegnano enormi poteri ai politici, con evidenti rischi di gestione autoritaria e confusa. Come possiamo ripensare la medicina in senso nonviolento e partecipato?
Qui un articolo di Sara Gandini e Paolo Bartolini pubblicato sul blog fattoquotidiano.it e in Comune-Info con il consenso degli autori
