Sono ragazzi!

Il Sessantotto, tra le altre cose, ha innescato un processo di emancipazione nel mondo giovanile.
Si parlò di “scontro generazionale”, di “crisi della famiglia” ma credo che il fenomeno si possa ricondurre al desiderio impellente di indipendenza e autonomia esistenziali e di pensiero.

In origine era forte il desiderio di ricerca di un proprio spazio, di una autonomia nelle scelte dei modelli di vita: non si era più disposti ad accettare le interpretazioni del mondo e le regole senza discuterle, senza trovare un proprio sguardo interpretativo.
Non è vero che quei giovani fossero per partito preso contro i propri genitori o contro la famiglia. Gli scontri in famiglia si aprivano quando questa ostacolava quella ricerca, quando negava la possibilità di
desiderare libertà, autonomia e indipendenza o quando ci costringeva all’interno di gerarchie che non si accettavano più perché non ci rispettavano come persone che scelgono.

Sì, forse, l’inconscio collettivo percepiva quegli adulti responsabili della guerra e del Fascismo, ma credo che fosse quella gioventù desiderante a fare la differenza.
L’elaborazione ideologica venne dopo, quando la consapevolezza della rivoluzione dei costumi in atto avrebbe potuto portarci da un’altra parte, oltre gli orizzonti ristretti dell’Italia del dopoguerra.

Quel processo di emancipazione lentamente si dissolve, prima trasformandosi in moda o in modelli consumistici e poi, a partire dagli anni Ottanta, in conformismo tout court.
Oggi di quell’esperienza di emancipazione resta traccia negli
anziani sessantottini. Tra i giovani, per lo più, c’è una tendenza ad assomigliare ai propri genitori come se, nell’incertezza generale, in assenza di altri modelli, la possibilità di averne uno unico a portata di mano diventi la soluzione praticabile più sicura.
Così quegli adulti, prodotto del conformismo degli anni Ottanta e/o nemici del
Sessantotto hanno la possibilità di esercitare un controllo efficace sui figli, proprio quello messo in discussione dai giovani del Sessantotto.

Questa riflessione estiva nasce indirettamente dalla vicenda del figlio di Ignazio La Russa, accusato di stupro. Che non può che assomigliare al padre, con grande gioia di quest’ultimo. Sappiamo che dopo averlo “a lungo interrogato” (sic!) il padre ha constatato che “il figlio non ha compiuto alcun atto penalmente rilevante. La ragazza era drogata”. Per sua sfortuna Leonardo La Russa, probabilmente, non può che essere un idiota perbene, arrogante e violento, …come il padre.


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