Coordinamento Biella Antifascista :: Contro la guerra. Nove tesi per la diserzione

1. La guerra è il mezzo più efficace usato dal capitalismo moderno per espandersi. La guerra è sempre stata lo strumento più utilizzato per affrontare e risolvere le crisi sistemiche del capitalismo.
Oggi nel mondo le guerre sono molte: la Terza guerra mondiale è in corso dalla fine della Seconda, è diffusa, a intensità variabile e fa decine di migliaia di morti civili ogni anno di cui non si parla!

2. I nazionalismi, la difesa delle identità nazionali, le patrie sono le coperture ideologiche dei processi di espansione del capitalismo globale o del rafforzamento degli Stati nazionali ormai solo “regolatori” degli interessi dell’economia globale.

3. La storia ci dice che le Nazioni non rappresentano i popoli, che non possono essere identificati con esse. I governi delle Nazioni sono scelti da una parte variabile di essi (e oggi sempre meno popolo partecipa a questa scelta!). In una stessa Nazione ci possono essere molti popoli e popoli diversi: le lingue, le culture lo confermano.

4. Ci pare un pregiudizio ideologico parlare di occidente, oriente o altro, sono categorie che non hanno giustificazione antropologica, ancor meno economica e politica
Richiamarsi ai “valori” dell’occidente è un modo per falsificare la storia. Il processo che ha portato alla democrazia rappresentativa è anche il prodotto dei genocidi, delle deportazioni e delle rapine del Colonialismo e dell’Imperialismo.
Oggi la democrazia rappresentativa è garantita dalla supremazia economica e finanziaria di una parte del mondo sull’altro che permane in condizioni di subalternità. Un sistema democratico che sembra assumere ovunque forme sempre più autoritarie.

5. Dopo due anni di pandemia (durante la quale l’industria farmaceutica, le produzioni digitali e i servizi di logistica hanno fatto grandi affari) il capitalismo della globalizzazione cerca di superare la “crisi produttiva” con il vecchio strumento della guerra: la produzione e il mercato delle armi mette in moto l’industria meccanica, chimica, elettronica, delle nuove tecnologie e la finanza.
Questa guerra diventa l’esibizione degli armamenti più avanzati per il mercato globale.

6. La guerra di aggressione della Russia all’Ucraina è una “guerra regionale” e insieme una “guerra per procura”. E’ una guerra tra imperialismi che provano a espandersi (Russia, Usa e Europa); è uno scontro tra Nazionalismi (Russia e Ucraina); è un conflitto identitario: i “valori dell’occidente” contro l’Anima russa, (come se questa non appartenesse al mondo occidentale!); è l’esibizione del potenziale bellico dei produttori di armi, altrimenti non si spiegherebbero il grande dispiegamento d’armi russo, i cospicui investimenti Usa e la rapida decisione europea di inviare così tante armi all’Ucraina.

7. Questa è la seconda guerra in Europa dopo la Seconda Guerra mondiale. In tutte due l’Europa non è stata capace di garantire o lavorare per la pace.
Nella guerra dei Balcani l’Europa ha favorito il dissolvimento della Jugoslavia alimentando i latenti conflitti etnici, per poi intervenire, sotto l’ombrello della Nato, in modo improprio senza tener conto delle conseguenze.
Nel conflitto tra Russia e Ucraina l’Europa non ha voluto vedere e capire cosa stesse succedendo, già a partire dal 2014, tra le due Nazioni. Non è stata capace di articolare alcuna proposta politico-diplomatica che evitasse l’invasione dell’Ucraina e si è subito adeguata alle scelte della Nato, che ha individuato nell’Ucraina un argine per fermare l’espansione russa e per allargare l’influenza del “patto atlantico”.

8. In queste condizioni non è giustificata alcuna scelta che non sia di parte. L’unica scelta possibile è il rifiuto della guerra, quale strumento di espansione e di potenza.
Per questo non aderiamo ad alcuna politica che contempli l’invio di armi… perché sarebbe come se accettassimo che la guerra possa essere il “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Contro questo disegno chiediamo che si avvii subito un percorso che porti al disarmo unilaterale dell’Italia, alla conseguente uscita dalla Nato e alla rapida riconversione dell’industria delle armi in altre attività produttive finalizzate al benessere degli italiani e dei popoli del mondo.

9. Le guerre sono decise dai poteri economico-politici, sono fatte dai soldati e i popoli ne pagano il prezzo.
Per questo invitiamo tutte e tutti alla diserzione.
Diserteremmo se fossimo russi, lo faremmo se fossimo ucraini, lo facciamo da italiani e lo faremmo anche se fossimo aggrediti!
“Se verrà la guerra… ci salverà il soldato che non la vorrà, ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà”.

Disertiamo!

Coordinamento Biella Antifascista

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