Giorno del ricordo :: Basta con l’uso strumentale della storia!

Coordinamento antifascista,culture 5 Febbraio 2020 | 0 Comments

E’ vero che la storia la scrivono i vincitori, accade dai tempi di Erodoto; ed è vero che i vinti faticano a prendere la parola per decenni. Questo non giustifica l’uso strumentale e ideologico (politico) della storia e tanto meno le approssimazioni e le falsificazioni!

Il Comune di Biella commemora il “Giorno del ricordo” nella Biblioteca Civica con l’intervento di Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 febbraio, un campione del nazionalismo identitario, regista teatrale e coautore di un fumetto (non certo storico) sulla tragica vicenda di Norma Cossetto.

Il “giorno del ricordo” è stato istituito per legge nel 2004. Nel testo della legge si afferma la necessità di approfondire la conoscenza delle “più complesse vicende del confine orientale”, ma è diventato l’occasione per commemorare i morti italiani vittime della Guerra di liberazione slovena e croata contro i nazifascisti: si focalizza l’attenzione sulle cosiddette vicende delle foibe e dell’esodo, senza considerare che prima di questi fatti sono avvenute molte altre cose, come i vent’anni di politica fascista che ha “snazionalizzato” le popolazioni slovene e croate dei territori annessi con il trattato di Rapallo del 1920 e poi occupati, con la deportazione di intere popolazioni in campi di concentramento e poi nei lager nazisti.

Qualcuno può pensare che quelle terre conquistate fossero il segno della grandezza dell’Impero italiano ai tempi del fascismo. Ma non ci fu nulla di grandioso in quella storia, perché provocò una lotta di Resistenza durissima delle popolazioni slave contro gli italiani “fascisti e invasori”, una guerra feroce che fece anche vittime innocenti, come in tutte le guerre.

Per ricordare non si possono inventare immaginarie “identità italiane millenarie”, come fa il signor Merlino, almeno che si intenda spostare la data della nascita dell’Italia all’Impero Romano oppure alla presenza della potenza commerciale di Venezia.

La storia è una cosa seria e non la si può plasmare a piacimento. Bisogna distinguere tra storia e memoria: la storia è una materia scientifica, una raccolta di fatti inequivocabili: le interpretazioni e le valutazioni possono poi essere diverse, ma è un dato di fatto, ad esempio, che il 28 ottobre si compì la Marcia su Roma, evento che per i fascisti rappresenta una giornata di festa, mentre per gli antifascisti la fine della democrazia; così come il 25 aprile, giorno in cui si celebra la Liberazione dal nazifascismo è per i nazifascisti giornata di lutto.

La verità storica non si può imporre con una legge dello Stato…

Non si possono improvvisare i numeri degli infoibati e farli diventare fatto storico: lo stesso Merlino nel suo spettacolo parlò di 20.000 infoibati, mentre nel fumetto dice “oltre diecimila”! E il suo sodale Salimbeni scrive: “2.500 persone forse non sono state gettate tutte quante nella vecchia miniera di Basovizza, ma sicuramente fra Basovizza, Monrupino, Abisso Plutone, Corgnale ed altri abissi della zona il quantitativo dei morti può raggiungere tale cifra” .

Non si possono confondere i nazifascisti uccisi o giustiziati dalla lotta partigiana slovena e croata con le vittime innocenti delle vendette famigliari tragedia di tutte le “guerre civili” e parlare così di “violenza di massa”.

La guerra è crudele sempre, noi, oggi, abbiamo il compito di capirne le cause e le dinamiche per trovare una ragione per non fare più guerre!

Anche la vicenda dell’”esodo italiano” dalle terre occupate, dell’Istria e della Dalmazia, deve essere ricondotta a ragione storica, senza tacere la drammaticità dei fatti, le responsabilità primarie del Fascismo e l’indifferenza ipocrita dei governi democristiani degli anni ’50, che hanno utilizzato in chiave elettorale gli insediamenti “ghettizzanti”, abitati da quei profughi, distribuiti nelle periferie delle città di frontiera e delle grandi città del nord e del centro Italia.

Nessuno può dirsi imparziale davanti alla storia, perché essa ci riguarda sempre, anche ad anni di distanza, ma le Istituzioni repubblicane non possono affidare ad una persona priva degli strumenti rigorosi della ricerca storica, presidente di un Comitato che ha legami con le culture delle destre sovraniste europee, nazionalista e nostalgico del “glorioso impero”, una commemorazione pubblica ufficiale in una Biblioteca civica!

02/02/2020

Coordinamento Biella Antifascista

ANPI Comitato Provinciale Biellese

ARCI Biella Ivrea Vercelli

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