A proposito di “Biella città creativa” …di Nicolò Molinari

lavori&precarietà,territori 17 Maggio 2019 | 0 Comments

L’arroganza di chi si è appropriato del plusvalore prodotto dai lavoratori dal 1962.
L’arroganza di chi, nel 2018, accorgendosi di non aver più i margini per estrarre profitto lascia a casa 60 di quei lavoratori che hanno contribuito a fare la sua ricchezza.
Questa è la #merda che mettete sul piedistallo.
Questa è la #merda che volete usare come biglietto da visita per vendere la storia di un territorio a quattro turisti.
Ma la #merda più la giri e più puzza, non importa se ci metti le perline e la decori a suon di “creatività”, o, ancora peggio “folk”.
La folk è quella che è stata sfruttata e lasciata a casa quando i grandi innovatori del territorio hanno fiutato il profitto da altre parti; quando si sono resi conto che le loro rendite e i loro patrimoni stavano così bene che di pigliarsi altri rischi e di fare “i padroni magnanimi” come i loro nonni non ne valeva la pena.
Mi chiedo allora dove siano i sindacati in questa messa in vetrina del territorio. Dove siano gli operai e, soprattutto, le operaie che hanno vissuto sulla loro pelle le lotte in quelle fabbriche. Perchè mentre ci stiamo a raccontare quanto siamo creativi ci si dimentica di chi quella storia l’ha fatta.
Il turismo è il nostro elisir! La ricetta per avere la nostra schiera di operai del nuovo millennio, sottopagati e precari, senza tutele e senza prospettive di migliorare la loro condizione. Perchè forse mentre si parla di tutto sto turismo ci si dimentica che è uno dei settori in cui le condizioni di lavoro sono peggiori, ma le rendite maggiori.
Oggi come non mai è necessaria una contronarrazione della sinistra biellese. Una narrazione che si chieda come ridurre le disuguaglianze in questo territorio, come riappropriarsi e ridistribuire i capitali che stanno nei conti di chi questo territorio l’ha sfruttato.
Abbiamo bisogno di una narrazione diversa, per non lasciare il futuro del territorio in mano a chi l’ha già compromesso; chissà che magari la copertina di questo libro non sia più “l’arroganza di lasiare a casa 60 persone”, ma le prime lotte di parità salariale femminile in italia o le prime forme di sciopero e di solidarietà operaia, questa è la creatività che mi interessa, il resto è mistificazione.

Nicolò Molinari

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