Il tavolo femminista del Coordinamento Biella Antifascista :: A proposito di aborto

generi,movimenti&reti 19 ottobre 2018 | 0 Comments

A proposito di aborto. Una risposta alla sig.ra Petrarulo

Come neonato Tavolo Femminista Biellese sentiamo l’urgenza di reagire al suo articolo apparso su News Biella il 14 ottobre (http://www.newsbiella.it/2018/10/14/leggi-notizia/argomenti/politica-5/articolo/aborto-e-giusto-fare-fuori-una-vita-umana-per-risolvere-un-problema.html) in seguito alle dichiarazioni del Santo Padre sul tema dell’aborto.
La Legge sull’aborto, la famosa legge 194 del 1978, sancisce fin dal suo primo articolo che “l’interruzione volontaria di gravidanza, di cui alla presente legge, non è un mezzo per il controllo delle nascite” ed impegna lo Stato a garantire “il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconoscendo il valore sociale della maternità e tutelando la vita umana dal suo inizio”. La stessa legge riconosce che: “Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico (…) o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia” (art. 4).

Aborto. Per esperienza diretta, tutte noi ci siamo imbattute in questa parola nella nostra vita. Abbiamo sperimentato sulla pelle la fatica della scelta, sia per chi di noi ha scelto di abortire, sia per chi di noi ha scelto di diventare madre. Abbiamo accompagnato amiche in consultorio, abbiamo avuto a che fare con obiettori di coscienza che ci hanno fatte sentire giudicate e “sporche”. Abbiamo incontrato persone che non avevano per noi né umanità, né tenerezza.
Non ci è stata riconosciuta la dignità a cui abbiamo diritto in quanto persone. Perché siamo “solo donne”, perché siamo “quelle della domenica mattina”, perché “ci siamo messe nella situazione in cui ci troviamo” e stiamo solo cercando la strada più facile per “sbarazzarci del problema”.

Vi siete mai trovat* in questa situazione? Siete mai stat* davvero sol*? Siete mai stat* aggredit* o attaccat* dalla vostra famiglia? Vi siete mai ritrovat* a ripetervi “non posso, non posso, non posso?”
o anche, più liberamente, “non lo voglio, questo figlio non lo voglio”? Come Tavolo Femminista, crediamo che sia essenziale creare reti di sorellanza in cui le donne tra di loro siano sorelle, accolte e rispettate le une con le altre. Crediamo che sia necessario trovare tempi e spazi dove ogni donna possa condividere i propri dolori, le proprie gioie, le proprie fatiche. Crediamo che ogni donna, in quanto essere umano libero e autodeterminato, debba essere libera di poter fare la propria scelta.
Dopo aver ascoltato le dichiarazioni del Papa e letto il suo articolo, sig.ra Petrarulo, ci siamo chieste: davvero pensate che tutte le donne che decidono di abortire, arrivino a questa scelta in quanto insensibili, stupide e superficiali? Che siano donne che cercano, come dice il Papa, una risposta facile a un problema altrimenti risolvibile?

Quando lei scrive “Se tutte le donne esistenti fin dall’inizio dei tempi avessero deciso di abortire, il Pianeta Terra sarebbe disabitato da un pezzo, non si sarebbe più vita umana”, è consapevoli della gravità e della insulsaggine di questa affermazione?
Quando parlate di sicari e di omicidi, state dicendo cose non solo false, ma vi ponete, senza che nessuno ve l’abbia chiesto, dalla parte “giusta” del mondo. Dalla parte di coloro che hanno scelto per sé stessi nell’unica maniera corretta.
Quando tirate in ballo il Padre Eterno, lo fate arrogandovi il diritto di mettergli in bocca quello che voi pensate. Ma se questo Dio esiste, sicuramente è Misericordioso, e quindi premuroso verso tutte le donne, anche e soprattutto verso quelle che fanno fatica.
Siete giudicanti, e non conoscete né misericordia né tenerezza.
Vi stupite della risposta “secca” di quella donna, ma siete voi a non essere stati in grado di accogliere il suo mondo, che quindi ha deciso di tenervi nascosto, perché la vostra ferocia e durezza non vi hanno permesso di comprendere e condividere la sua storia e la sua scelta.

Il nostro è uno Stato laico. E in quanto tale, dovrebbe tutelare il nostro diritto di essere umani DONNE, di interrompere la gravidanza. E dovrebbe mettere in campo tutta una serie di azioni volte alla tutela della nostra salute, fisica e psichica. Il condizionale è d’obbligo, perché ci sono ancora troppi ostacoli da superare, troppi servizi che non esistono, troppe informazioni parziali o mancanti, troppi gli aiuti inesistenti. Non si è data applicazione piena a questa legge, non si è investito in prevenzione, informazione, educazione. Evidentemente, il nostro paese, e la nostra politica, vogliono fare a meno delle donne.

Ed esattamente in questo ordine di idee si inserisce la proposta aberrante e offensiva di dare un reddito alle donne che decidono di stare a casa per accudire la prole. Non perché crescere dei figli sia economico o perché non servano degli aiuti concreti che aiutino a conciliare vita privata e lavoro, ma perché finge di risolvere un problema complesso e articolato con una risposta semplice e banale.
Avete 1000€ al mese da spendere per le donne, di modo che una legge dello Stato che esiste già sia realizzata nella sua completezza? Volete fare qualcosa che sia a favore della vita, la vita delle donne viventi?
Investite in consultori a bassa soglia, permettete a tutte le donne di essere informate e di sapere cosa succede al proprio corpo, agevolate e prevedete corsi di educazione sessuale e contraccezione nelle scuole.
E da qui nasceranno i figli che devono nascere.

E non scandalizzatevi se qualcuno ha rovesciato il vostro banchetto. Era la mano di Gesù che stava facendo come con i mercanti del tempio. Li cacciava a malo modo, perché non era quello il loro posto.

Il tavolo femminista del Coordinamento Biella Antifascista

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