Un sondaggio. Cosa pensano gli italiani dell’euforia bellica. …di Fabrizio Coticchia

Il dibattito sul riarmo si concentra sull’aumento delle spese militari. Raramente la discussione riguarda gli scopi politici per i quali, in Italia e in Europa, sarebbe necessario incrementare i bilanci. Tale aspetto si intreccia poi a una dimensione altrettanto centrale, quanto sottovalutata, la legittimità delle scelte in materia di difesa e sicurezza all’interno della società. Come viene visto, allora, il processo di riarmo dagli italiani? Quali sono le attitudini dei cittadini verso temi quali spese per la difesa, minacce, missioni militari, ritorno della leva o disponibilità a combattere?

Un sondaggio realizzato da YouGov per l’Università di Genova su oltre 1.500 cittadini italiani maggiorenni, alla fine del 2025, consente di rispondere a queste domande. L’indagine (di prossima uscita) affronta molti argomenti. Possiamo qui anticiparne quattro, data la rilevanza per il dibattito politico.

Il primo riguarda la percezione delle minacce. Dovendo individuare le minacce principali alla sicurezza, gli italiani – particolarmente tra i giovani e a sinistra – collocano al primo posto il cambiamento climatico (37,5%), seguito – specie tra gli anziani e a destra – dall’immigrazione irregolare (32,5%). Solo il 19,8% indica l’aggressività russa. Non è vero, però, che gli italiani ignorino la pericolosità della Russia. Metà del campione, infatti, ritiene «possibile» un attacco di Mosca contro un paese alleato. Tuttavia, altre eventuali minacce, come i disastri ambientali, vengono ritenute più pressanti.

Il secondo elemento è la contrarietà dei cittadini all’aumento delle spese militari. Solo il 28,2% vorrebbe incrementarle, il 33,9% desidera ridurle e il 25,7% mantenerle invariate. Addirittura, la scelta di spendere di più è vista favorevolmente solo dalla metà degli elettori di Fratelli d’Italia e Forza Italia, e dal 32% di quelli della Lega. Ma come poter finanziare tali aumenti? Solo un’esigua minoranza sceglierebbe i tagli alla spesa o l’incremento delle tasse (rispettivamente l’8,4% e il 5,7%). Anche il piano europeo Readiness 2030, nonostante il sostegno al processo di integrazione europeo (visto positivamente da un’ampia fetta del campione), incontra una forte opposizione: il 44,6% è contrario, mentre solo il 28% appare favorevole.

Il terzo aspetto, forse il più significativo, è la volontà di combattere. Se l’Italia venisse attaccata da un paese terzo, il 52,5% non sarebbe disponibile a combattere, contro il 31% che abbraccerebbe le armi. Particolarmente interessante è il dato della Lega: solo il 22,5% (una percentuale inferiore a quella di Pd e M5S, che si attesta al 28%) dichiara che combatterebbe per difendere l’Italia nello scenario ipotetico di un’invasione. Persino tra Forza Italia e FdI il dato non supera il 53%.

Il quarto e ultimo elemento attiene a organizzazione e missioni delle forze armate (che raccolgono un alto consenso, come istituzione, attorno al 67,5%). Gli italiani appaiono divisi su un possibile ritorno della leva, tra un 45,2% favorevole e un 46,8% contrario. Emerge una frattura generazionale: tra i 18-24enni i favorevoli sono appena il 22,1%, contro il 56,9% tra i 45-54enni, una fascia di età che difficilmente subirebbe i costi di tale scelta. Non abbiamo indagato i motivi di tali posizioni. Per inciso, ho sempre pensato che chi si dichiara favorevole alla leva per «motivi educativi» non avesse grande contezza, non tanto della difesa, ma del concetto di educazione. Certamente il tema – che ha assunto una grande rilevanza in Europa, con riforme avviate in numerosi paesi dopo il 2022 – merita grande attenzione. Altrettanto si può dire di quello che gli italiani pensano delle missioni militari, viste con favore nelle funzioni domestiche – dal contrasto a calamità naturali al supporto alle forze di polizia (approvate rispettivamente all’82,2% e al 67%) – ma assai meno per operazioni di peacekeeping (sostenute solo dal 45,8%). Se il terrorismo è la circostanza che raccoglie il supporto più ampio rispetto all’impiego delle forze armate, quasi il 23% ritiene invece che la forza militare non sia mai giustificata. Gli italiani si dividono, infine, anche sul contesto che garantirebbe al meglio la sicurezza nazionale: un 27,8% preferirebbe che l’Italia perseguisse autonomamente i propri interessi, mentre un 24,3% sceglierebbe il rafforzamento della difesa europea.

Il quadro che emerge dal sondaggio è quello di un paese spesso diviso (in primis a livello generazionale e di appartenenza politica) ma complessivamente riluttante a spendere di più, a inviare militari all’estero, e soprattutto a combattere.

il manifesto, 16 ottobre 2026

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