È una manovra a tenaglia. Bloccare i nodi strategici della regione per fermarla del tutto. Gli agricoltori calabresi fanno sul serio. Quella che pareva una protesta come tante, un po’ corporativa e un po’ folcloristica, sta diventando un’azione di massa con effetti politici.
Partita una settimana fa con un blocco stradale a Passovecchio, contrada industriale alle porte di Crotone e snodo centrale della statale Jonica, dopo blocchi autostradali e picchetti a grappolo, la mobilitazione si è allargata fino ad arrivare alla cittadella regionale.
All’alba di ieri a Vibo Marina i contadini hanno scelto un presidio particolarmente simbolico, concentrandosi nei pressi dei depositi di carburante di viale delle Industrie, uno dei principali snodi per l’approvvigionamento di gasolio, mentre a Catanzaro 200 trattori invadevano il piazzale della regione. I contadini chiedono certezze sulle misure annunciate per affrontare l’emergenza del caro gasolio. Hanno preteso e ottenuto un incontro con l’assessore Rosario Montuoro (Fdi). A guidare la protesta il neonato Movimento popolare. Sono critici verso il presidente Occhiuto e l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo (Fi) che avevano annunciato uno stanziamento di 15 milioni: «Una cifra che riteniamo una miseria di fronte all’entità del problema.
Per il comparto agricolo questa somma si traduce in un aiuto del tutto insufficiente di appena 15 centesimi al litro, a fronte di un aumento che ha ormai toccato due euro». Il comitato promotore ringrazia «i media che stanno dando voce alla nostra protesta civile, la Cgil per la solidarietà e i rappresentanti politici che stanno sostenendo la nostra vertenza». Una mobilitazione composita, diversa dai Forconi che una decina di anni fa avevano paralizzato la regione. Allora l’estrema destra ci aveva messo il cappello sopra, i Forconi di Calabria erano egemonizzati da Forza nuova. Stavolta la protesta è più spontanea. Anche Usb guarda con attenzione alle iniziative dei contadini: «Sono segnali che parlano chiaro. In Calabria dove i salari restano bassi, il part-time involontario dimezza gli stipendi e la disoccupazione continua a mordere, il costo della vita è diventato insostenibile. Quella che sta crescendo è una rabbia sociale che chiede risposte. Le prossime giornate di mobilitazione possono trasformare questa rabbia in una grande stagione di lotta, capace di rimettere al centro il lavoro, i salari, i servizi e la dignità delle persone». Il prossimo obiettivo di lotta è il blocco dell’aeroporto di Lamezia. «È solo l’inizio» ripetono i manifestanti.
«Stamattina dovevo essere nel campo a raccogliere olive – ha raccontato al manifesto Antonio Mastroianni, imprenditore olivicolo di Lamezia – e invece sono qui a protestare. Qui c’è gente che lavora, la politica deve chiedere scusa ai calabresi. Siamo tutte persone oneste che lavoriamo. Sono stato 28 anni in Svizzera per venire a costruire qui nella mia Calabria. La politica non si occupa di noi oppure ci criminalizza».
Il riferimento è alla sottosegretaria Wanda Ferro che nei giorni scorsi aveva paventato una presunta interferenza della criminalità nelle proteste. «Ferro chiarisca o chieda scusa» ha replicato Peppe Falcomatà, consigliere regionale dem. Un dato è certo: la protesta continua. A ribadirlo è Matteo Talarico, presidente del Movimento territorio e agricoltura: «Alzeremo il tiro ogni giorno che passa». La data cerchiata in rosso è il 10 ottobre: manifestazione nazionale a Cosenza
il manifesto, 6 ottobre 2026
