Dalla newsletter di Fratture diffondiamo le notizie relative alla situazione delle carceri di Biella, Cuneo, Torino e la conclusione delle indagini preliminari al carcere di Ivrea. Inoltre condividiamo i testi di grandissimo interesse costruiti da Fratture: #1: Abolire il carcere è una pratica collettiva e #2: Abbiamo bisogno della polizia?. Possono essere strumenti utili per proseguire il lavoro politico per l’abolizione del carcere e la lotta contro gli strumenti repressivi dello Stato. Drammatici inoltre sono i dati delle morti in carcere: dall’inizio del 2026, sono morte in carcere 160 persone, di cui 48 per suicidio (dati aggiornati al 23 settembre).
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Lo scorso 4 settembre si sono concluse le indagini preliminari della Procura di Ivrea sui presunti reati commessi nel 2023 da agenti, sovrintendenti, vertici dell’ex direzione penitenziaria, membri del personale educativo e sanitario dell’Asl e del Centro di Salute Mentale, per un totale di 46 persone. Queste sono accusate a vario titolo di lesioni, violenze sessuali, falsi ideologici e calunnie, che sarebbero state agite mentre erano in servizio nella Casa circondariale di Ivrea. Il quotidiano La Stampa, che ha potuto leggere gli atti, cita in particolare due episodi per cui vengono accusati alcuni appartenenti alla Polizia penitenziaria: il violento pestaggio di un detenuto di origini marocchine e la violenza sessuale esercitata nei confronti di una persona trans.
Non è la prima volta che Ivrea finisce al centro delle indagini per la condotta della Polizia penitenziaria: già nel marzo di quest’anno otto agenti sono stati condannati dal Tribunale di Ivrea per aver falsificato alcuni documenti con lo scopo di coprire le violenze commesse tra il 2015 e il 2016 ai danni di cinque persone detenute. Paradossalmente, nessuna condanna è invece stata pronunciata per gli autori materiali delle violenze. Come ricorda Margherita Rinalduzzi nel rapporto dell’associazione Antigone del 2026, dato che all’epoca dei fatti il reato di tortura non era ancora stato introdotto nell’ordinamento, gli imputati erano accusati di mere lesioni e hanno così potuto beneficiare della prescrizione.
In Piemonte, Biella, Cuneo e Torino condividono con Ivrea lo stesso dato allarmante: anche le loro carceri per adulti sono state coinvolte da inchieste giudiziarie che hanno riguardato gravi episodi di violenza commessi da agenti della Polizia penitenziaria nei confronti di persone detenute. «Nessuna altra regione italiana – ha osservato l’associazione Antigone Piemonte nel suo primo rapporto (2026) – ha avuto una densità tale di procedimenti per torture e violenze in carcere». I capi di accusa che hanno riguardato la Polizia penitenziaria vanno però ben al di là del territorio piemontese: il giornalista Luca Rondi di Altreconomia, tramite l’accesso civico generalizzato presentato al Ministero della Giustizia, ha scoperto che tra il 2023 e luglio 2025 i reati contestati agli agenti sono apparsi 339 volte nei rinvii a giudizio e nelle sentenze, anche non definitive; lesioni personali, aggravanti del reato di lesioni e falsità ideologica sono le tipologie che si ripetono più spesso
Fratture, 28 settembre 2026
