La decisione del TAR Lazio in merito al diritto di accesso al Piano nazionale di attuazione del Patto Europeo, adottata nel mese di marzo 2026, è rimasta ineseguita fino a metà luglio. Solo poche settimane fa, infatti, in occasione della discussione del processo di ottemperanza (instaurato a maggio dal giornalista Luca Rondi al fine di ottenere la condivisione del Piano), il Ministero dell’Interno si è finalmente deciso a trasmettere copia del Piano di attuazione del Patto europeo sulle migrazioni e l’asilo, comunque oscurato nelle componenti relative ai costi da sostenersi per la sua attuazione.
La rilevanza del documento è ormai ridimensionata, a fronte dell’avvio delle nuove procedure di asilo dal 12 giugno 2026 e dell’adozione del D.L. 100/2026, ma il documento programmatico restituisce in ogni caso un quadro complessivo del sistema normativo e di accoglienza italiano e delle modifiche previste per adeguarsi al Patto europeo in vari settori, dall’aggiornamento delle banche dati, alla gestione della solidarietà e delle relazione con gli altri Stati UE, a quella dell’accoglienza e dei servizi di integrazione per richiedenti asilo, alla dimensione esterna della migrazione.
Sono indicative, in proposito, le indicazioni rispetto all’ampliamento degli hotspots (attualmente 12) in cui svolgere lo screening; all’individuazione di luoghi – sia di accoglienza che di detenzione amministrativa – ove svolgere le procedure di frontiera, compresa l’identificazione di “posti in accoglienza specifici per persone vulnerabili” sottoposte a tali procedure; alla volontà di ampliare di almeno 200 unità i posti in centri di trattenimento (‘Building block 2’). A tali prospetti si accompagnano poi previsioni di ampliamento delle risorse dedicate agli screening sanitari e al lavoro delle Commissioni Territoriali e delle autorità giudiziarie. Per quanto riguarda l’accoglienza (‘Building block 3’) si prevede una estensione della capienza del sistema SAI e un potenziamento della formazione degli operatori. Scarne sono, invece, le informazioni in merito alle modalità di attuazione del diritto alla consulenza e orientamento legali gratuiti e all’identificazione delle vulnerabilità; il Piano conferma, invece, che a dicembre del 2024 il Governo non aveva ancora individuato il meccanismo di monitoraggio previsto per lo screening e le procedure di frontiera (‘Building block 9’).
Come ricostruito da Altreconomia, implementare le misure previste dal Patto sulla migrazione e l’asilo potrebbe costare all’Italia più di due miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Tra le spese più alte figurano quelle per il gratuito patrocinio (507 milioni), l’assunzione di 1.403 tra magistrati e funzionari per esaminare i ricorsi (327 milioni) e la costruzione di cinque nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio (210 milioni).
Sembra evidente, dunque, che il Governo sia consapevole dell’aumento del contenzioso generato da procedure essenzialmente finalizzate a limitare l’accesso ai diritti e alla protezione. Inoltre, le cifre riportate da Altreconomia rispetto alla costruzione di centri hotspot e CPR testimoniano che il Governo ha deciso di investire, in sede di attuazione del Patto UE, soprattutto in strumenti di contenimento e confinamento che hanno quale obiettivo ultimo il rimpatrio dei richiedenti asilo e non la loro integrazione sul territorio
ASGI, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
