La sovranità “privata”, essenza del nuovo fascismo …di Marco Bascetta

[…] C’è un legame indissolubile e fondativo tra lo spirito proprietario, l’affermazione di un possesso e il nazionalismo che innerva il fascismo contemporaneo.

Prima ancora che oggetto di discriminazione razziale o di respingimento culturale il migrante è considerato come qualcuno che viola una proprietà privata: il territorio nazionale, che nella finzione propagandistica è proprietà di un’astrazione chiamata «popolo», nella realtà di proprietari privati grandi e piccoli e di poteri economico-politici consolidati.

In secondo luogo occuperebbe spazi pubblici, mezzi di trasporto, servizi sanitari e assistenziali. Cose che dovrebbero «appartenere» agli italiani o ai tedeschi, sorvolando sul lavoro extracomunitario indispensabile al loro funzionamento. È questo ruolo di difesa della proprietà privata da intrusi e profittatori, questa «privatizzazione della sovranità» che ha determinato lo straordinario successo della propaganda xenofoba e favorito un clima sociale ostile all’immigrazione. La difesa delle rendite di posizione e le illusioni proprietarie di chi ha poco o niente, volentieri si affidano alla protezione di poteri autoritari che indicano nel migrante il ladro di benessere.

Ma anche i respingimenti e la dottrina della remigrazione, costituiscono un elemento decisivo del fascismo proprietario: non vi è infatti proprietà in senso pieno senza potere di scartare, di respingere, di scacciare. «A casa mia decido io chi entra e chi no», in questa banale formula, assurdamente estesa ad ogni ambito, molti si riconoscono e celebrano la propria autoaffermazione. È questo il terreno esplorato con grande acume da una giovane filosofa tedesca, Eva von Redecker, che individua nella difesa di una proprietà fantasmatica sulle persone e sulle cose (Phantombesitz) dagli spettri che vorrebbero violarla, dai ladri immaginari che la insidiano, la cifra del fascismo contemporaneo. Il suo legame ineludibile, ma al tempo stesso la sua differenza da quello spirito proprietario del liberalismo che il fascismo trascina all’eccesso.

La questione dei migranti esaspera lo spezzettamento dello spazio europeo in un agglomerato di proprietà private e trasforma gli accordi di Schengen in chiavistelli domestici da aprire e chiudere secondo le più arbitrarie percezioni o le esigenze della propaganda. Così come sospinge la crescita delle destre estreme in Europa, il fantasma della proprietà terremota l’edificio politicamente incompleto dell’Unione europea e trascina i nazionalismi verso il loro inevitabile destino: quello di combattersi

il manifesto, 20 agosto 2026

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