Una volta si chiamavano campi di concentramento ora li chiamano hub.
Durante la colonizzazione del mondo gli Stati dell’Occidente li disseminarono ovunque: ce n’erano in Africa, Medio Oriente e Asia.
Li fecero anche gli italiani nell’Africa Imperiale, anche ad Arbe/Rab e Gonars per consolidare il cosiddetto “fronte orientale”. Gli Stati Uniti ne allestirono sul proprio territorio, per i nativi e i negri prima, per i giapponesi dopo, infine per i vietnamiti.
Ma l’epoca d’oro dei campi di concentramento fu quella realizzata dal Nazismo in Germania: rigorosi, selettivi, implacabili. Gli alti costi di gestione e l’andamento della guerra favorì la soluzione finale e la strage di milioni di ebrei, omosessuali e dissidenti politici
La costruzione di Israele ha rafforzato un altro strumento concentrazionario, si tratta dei campi profughi, quelli riempiti di Palestinesi cacciati dalle loro terre dagli israeliani. Lì vivono milioni di persone: in Libano, in Siria, in Giordania, ecc.
Ora l’Italia ha costruito un costosissimo campo di concentramento di nuova concezione, in Albania, a Gjader, ma non si chiama più campo di concentramento ma hub. Dovrebbe diventare il modello di riferimento per affrontare le immigrazioni contro l’Europa: noi qui loro altrove, noi liberi loro prigionieri. Nei secoli, con risposte diverse, è sempre andata così, ma le migrazioni non si sono mai fermate, non sono mai state davvero governate, mai!
Questa volta i moderni campi di concentramento detti hub si vorrebbero costruire in Africa, …come ai vecchi tempi.
Che fare? Difficile intervenire sul piano istituzionale dopo aver sancito con un voto parlamentare, quasi unanime, che “l’immigrazione clandestina” è un reato punibile.
Infatti, il governo dei fascisti sbraita e l’opposizione balbetta!
Noi possiamo solo fare resistenza, disobbedire e boicottare per proteggere e accogliere, contro le leggi ingiuste e contro i protocolli e i provvedimenti delle Prefetture, delle Questure e delle Asl locali
Arci Solidarietà Ciclofficina Thomas Sankara
Coordinamento Biella Antifascista


