
ABBECEDARIO ETICO. Il linguaggio come campo di battaglia
Un progetto di M. Alessandra Filippi promosso da Local March for Gaza
G di Genocidio
All’inferno si arriva a piccoli passi. E George Orwell, nel suo romanzo 1984 lo ha raccontato molto bene. Aveva previsto tutto. Compreso l’obiettivo finale: la sottomissione fisica e psicologica delle masse.
Dopo la E di Etica, la F di Fascismo, la G di Genocidio ha una sua logica narrativa. Perché il fascismo è la forma politica in cui l’etica viene svuotata, ma il genocidio è precisamente il punto in cui l’etica fallisce.
È Raphael Lemkin a coniare questa parola nel 1944. Lui si trova negli Stati Uniti, dove è arrivato nel 1941, in fuga dall’Europa nazista.Vive e lavora tra Washington e New York. Conosce lo sterminio degli armeni nell’Impero Ottomano, su cui svolge ricerche febbrili. Ha attraversato la violenza del nazismo. Ne ha subito gli effetti sulla propria vita.
Ed è testimone della distruzione delle comunità ebraiche europee. Così, al culmine di una ricerca quasi ossessiva della parola giusta, ne inventa una nuova. Unisce il greco génos, stirpe, popolo, al latino caedere, uccidere.
Nasce così il termine: genocidio
