Il Cerchio del Villaggio: un luogo senza periferia
“Un Villaggio ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un Villaggio vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”
Questa frase descrive perfettamente l’anima della nostra azione al Villaggio Lamarmora. L’originale è di Cesare Pavese e, al posto di “Villaggio”, lo scrittore usava “paese”. Ci perdonerà l’autore, ma il nostro adattamento calza a pennello: vogliamo trasformare il cemento in un luogo di incontro.
Abbiamo lavorato per un intero anno scolastico perché nei giardini di via Lombardia una vecchia sabbiera in disuso non sia più un segno di abbandono, ma il centro di un cerchio che accoglie. “Il Cerchio del Villaggio” nasce come riqualificazione urbana concreta:
trasformare un cordolo circolare in cemento di 4,5 metri di diametro in una seduta collettiva.
Attraverso i laboratori di autocostruzione, il “fare” è diventato un modo per coinvolgere i ragazzi: un villaggio è fatto, prima di tutto, dalle persone che se ne prendono cura. È l’approccio del “learning by doing” che appiana le disparità: ci rende tutti uguali nella fatica
e tutti diversi nel contributo. Non è il semplice “fai-da-te” commerciale, ma un riappropriarsi di saperi condivisi.
La Tecnica e i Materiali:
- Materiale: Abete grezzo da edilizia, “povero ma onesto”.
- Design: Ogni modulo è una panca a trapezio studiata per seguire la curva del cordolo.
- Costruzione: I montanti sono fissati con viti 4×40 mm previa preforatura da 3 mm per preservare il legno. Il pezzo a “H” garantisce stabilità e supporto allo schienale.
- Versatilità: Lo schienale può essere inserito per guardare verso l’interno o verso l’esterno del cerchio, invitando al dialogo o al relax.
Grazie al progetto Fuoriclasse, sostenuto da Fondazione CR Biella, i ragazzi delle scuole Marconi e Salvemini hanno avviato la produzione. Il lavoro è stato poi completato da associazioni, parrocchia e cittadini.
Oggi quella panca è la prova che “un Villaggio ci vuole”. È un’architettura nomade: a parte tre moduli fissi, le altre panche viaggiano tra casa, scuola e associazione, venendo portate dai cittadini quando il cerchio deve riunirsi. Una panca che ha senso da sola, ma che insieme alle altre compone un coro.
