🟧 ABBECEDARIO ETICO. Il linguaggio come campo di battaglia
Un progetto di M. Alessandra Filippi promosso da Local March for Gaza
F come FASCISMO. Il fascismo è stato un movimento politico nato in Italia nel Novecento e diventato regime con Benito Mussolini nel 1922. Si fondava sul nazionalismo estremo, sul culto della forza, sulla repressione del dissenso e sull’uso sistematico della propaganda e della violenza. Ma il fascismo non è morto a Piazzale Loreto. Ridurlo al Ventennio significa trasformarlo in un reperto storico e non riconoscere che può sopravvivere cambiando linguaggio e forme. Nessun ismo muore davvero finché esistono gambe sulle quali può continuare a camminare.
Dal Fascismo storico al fascismo come metodo – Il fascismo non è solo una camicia nera o un saluto romano. È una tecnologia del potere. Può non presentarsi come dittatura, ma infiltrarsi nelle democrazie attraverso linguaggi, paure e costruzione del consenso. Umberto Eco lo ha definito “Ur-Fascismo”: un fascismo eterno che riemerge quando la paura diventa metodo politico e la disumanizzazione diventa linguaggio legittimo.
Gli elementi permanenti
- culto della forza
- disumanizzazione del nemico
- ossessione identitaria tra “noi” e “loro”
- obbedienza cieca
- normalizzazione della violenza
- creazione di categorie sacrificabili
- paura trasformata in consenso
Il linguaggio – Il fascismo vive nelle parole. La propaganda riscrive la realtà: la repressione diventa sicurezza, la censura diventa difesa, la guerra diventa necessità. Quando il linguaggio si militarizza, l’altro smette di essere umano e diventa una minaccia. Quando le parole non descrivono più ma manipolano, il terreno è già pronto.
Il presente – Il fascismo contemporaneo non sempre si dichiara tale. Si riconosce quando intere popolazioni vengono descritte come minacce collettive, quando il diritto diventa differenziale, quando la sicurezza giustifica tutto e la propaganda sostituisce la realtà. Nel contesto israelo-palestinese, e in altri scenari di conflitto della regione, la disumanizzazione dei civili e la normalizzazione della violenza mostrano queste dinamiche. Quando alcuni esseri umani diventano sacrificabili, la storia non sta tornando: sta continuando.
Responsabilità individuale – Capire il fascismo significa riconoscerlo prima che diventi normale. Significa vigilare sul linguaggio, rifiutare la propaganda, difendere il pensiero critico. E chiedersi cosa stiamo accettando senza vederlo. Ogni silenzio può diventare complicità.
