Antigone contro il decreto sicurezza


Il decreto-legge n. 23 del 24 febbraio 2026 rappresenta un ulteriore passo verso un modello di sicurezza fondato sull’espansione del diritto penale e sulla compressione delle libertà fondamentali. Per questo – in collaborazione con CILD – abbiamo inviato al Parlamento alcune osservazioni nelle quali si evidenzia come il provvedimento si inserisca in una linea politica che, a partire da singoli fatti di cronaca amplificati, costruisce risposte emergenziali e securitarie, con effetti regressivi sullo Stato di diritto. 

Il decreto interviene su ambiti eterogenei – dalla gestione delle manifestazioni pubbliche all’immigrazione, fino al sistema penitenziario – ma è accomunato da un’impostazione repressiva e panpenalistica. Tra i profili più critici vi è l’attacco alla libertà di protesta, attraverso l’introduzione di strumenti che ampliano i poteri di polizia e riducono le garanzie giurisdizionali, fino a consentire fermi e controlli in assenza di un adeguato vaglio dell’autorità giudiziaria. 

Allo stesso modo, l’approccio adottato nei confronti dei minorenni appare fortemente securitario, basato su strumenti di polizia piuttosto che su politiche educative e sociali.  Nel complesso, il decreto presenta molteplici profili di illegittimità: dalla violazione del principio di proporzionalità e di uguaglianza, fino alla compressione di libertà costituzionali come quelle di riunione e associazione.

Si tratta di un impianto normativo che non aumenta la sicurezza, ma rischia di produrre effetti opposti, ampliando marginalità e conflitti sociali. 

Per queste ragioni, insieme a CILD abbiamo chiesto al Parlamento un intervento radicale: il ritiro del provvedimento o una sua profonda revisione, nel rispetto dei principi costituzionali e dei diritti fondamentali.

QUI IL DOCUMENTO COMPLETO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *