Italia? Le dieci mappe di un Paese alla deriva …di Daniele Poto

Ne La scomparsa dei giovani. Le 10 mappe che spiegano il declino demografico dell’Italia (Chiarelettere, 2026), Alessandro Rosina analizza la decadenza di un Paese che vede sparire il capitale umano dei propri giovani ma che non è neanche ospitale per gli anziani e gli stranieri, comunitari o extracomunitari che siano.

La demografia oggi, riletta da un sociologo, ha verdetti e interpretazioni nette e inequivocabili rispetto alla palude della democrazia. Basta cambiare due lettere e da statistiche certe si passa al dubbio assoluto, nel regno delle autocrazie e del “diritto internazionale che vale fino a un certo punto” per dirla con le parole di un dimenticabilissimo Ministro degli Esteri. Eppure l’Italia godrebbe di un atout che solo il Giappone possiede. Un’aspettativa di sopravvivenza molto alta: 81,4 per gli uomini, 85,5 per le donne. Ma è l’unica cifra in un mare di indicatori negativi e senza sbocco, perlomeno a breve termine. Infatti galleggiamo in un universo di anziani: 4,5 milioni di over 80 con il solito reiterato dubbio della tenuta pensionistica (punto di non ritorno il 2050, un pensionato per un lavoratore, insostenibile rapporto paritario); un 36,2% di abitanti single (la solitudine è ormai è un problema sociale) e, soprattutto, una natalità in palese decremento. Per un equilibrio censuario conservativo occorrerebbe che ogni coppia sfornasse 2,1 figli. Nel rapporto, invece, le cifre sono inesorabilmente calanti e si assestano oggi sull’1,18%.

La Francia, che pure ha una rete di assistenza sociale per le mamme formidabile, ha varato un piano d’urgenza dopo che ha accolto un report che testimonia come il loro indice sia in calo, registrato all’1,6, nettamente migliore del nostro, ma giudicato preoccupante. Un editto in 16 punti progetta un piano di rilancio che prevede persino una banca del seme (spermatozoi + ovociti) a carattere preventivo visto che anche l’età media della donna in gravidanza è salita dai 26 ai 31 anni e sono sempre di più le quarantenni che anelano, sia pure tardivamente, alla maternità.

Le coppie senza figli in Itali la cartina di tornasole che riflette un futuro incerto, un bicchiere mezzo vuoto tra bolla immobiliare, svuotamento dello Stato sociale, impossibilità di provvedere ai bisogni secondari. Un’esistenza assediata e frustrante, la cronaca nera ne è lo specchio riflettente. Se si vuole, innestata su da un meccanismo di auto-difesa sicuramente egoistico ma anche comprensibile. L’Italia descritta dal Censis nei suoi rapporti annuale e con sfumature sempre diverse ma costanti: scettica, cinica, quasi senza speranze. Con una partecipazione che decresce in tutti i campi. Esistenze con il segno -: minore frequentazione di cinema, teatri, televisione, radio, chiese, edicole, librerie. Un indicatore su tutti, decisamente clamoroso. Nel 1955, avviandoci verso il boom economico, vennero staccati 800 milioni di biglietti al cinema mentre ora siamo nell’ordine dei 70 milioni annui anche grazie a Zalone il cui ultimo film comunque non tocca i picchi di visione di Via con il vento o Il Dottor Zivago. Gli statisti programmano il futuro, i politicanti l’oggi e il domani. Non c’è il minimo dubbio sull’appartenenza alla seconda tipologia del Governo attuale.

Rosina con le sue mappe descrive un Paese che si fa deserto e in cui la popolazione complessiva è scesa vistosamente sotto i 59 milioni. Le 350.000 nascite annue infatti non compensano i 650.000 decessi e il gap non è colmato dall’apporto esterno di stranieri visto che l’Italia è spesso punto di passaggio verso mete lavorative più appetibili. È in crisi anche la partecipazione sindacale per non dire della frequentazione delle sezioni di partito. Affannoso e difficile anche il volontariato, sostegno civile rispetto a quello che istituzionalmente latita, ma la burocrazia con i suoi cavilli e le sue regolette non facilita l’adozione della pratica, che è totalmente assente nella classe anagrafica di mezzo (i quarantenni). Noto e scontato che il Paese fosse in decadenza, ma le mappe evidenziano una crisi insostenibile

Volere la luna, 18 marzo 2026

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