La strage continua. Parliamo di morti sul lavoro (infortuni) e da lavoro (malattie professionali, in particolare tumori). Ci siamo drammaticamente assuefatti alla media di tre morti al giorno (festivi compresi) per infortunio. I morti per infortunio si vedono, si contano (circa mille all’anno). Molto più difficili da individuare i morti da tumore occupazionale. Le stime, fornite da INAIL, parlano, di circa diecimila morti all’anno. Ma, per quanto la legge (decreto legislativo n. 81/2008) prescriva all’INAIL di istituire i registri dei tumori da lavoro, tale normativa è, ad oggi, pesantemente disattesa. I tumori da esposizione occupazionale ad Alta Frazione Eziologica (A.F.E.) sono abbastanza registrati: il mesotelioma (nel 90% dei casi causato da amianto) e i tumori dei seni nasali (nel 70% dei casi causato da polveri di legno e cuoio). Tagliati fuori dalla registrazione sono, invece, i tumori polmonari, vescicali, gastrointestinali, del sangue, che possono essere causati da cancerogeni occupazionali, ma in percentuali “basse” (dal 2% al 20% del totale) e, per questo, definiti a Bassa Frazione Eziologica occupazionale (B.F.E.). Peccato che il numero assoluto di questi tumori B.F.E. sia largamente superiore (5 a 1)al numero assoluto dei tumori ad Alta Frazione Eziologica.
Recentemente (9 gennaio 2026) l’art. 244, comma 3 lettera a, del citato decreto legislativo n. 81/2008 (Registro mesoteliomi) è stato modificato in modo sostanziale. Dopo la modifica dovrà registrare le malattie correlate all’esposizione ad amianto, tra cui tumori (polmone, gastrointestinali – stomaco, colon –, ovaio, laringe), ma anche malattie non tumorali (asbestosi, placche pleuriche). Mettere nello stesso registro malattie diverse (tumorali e non) costituisce peraltro, di per sé, un ulteriore elemento di confusione in un quadro già molto complesso da gestire. Il tumore, ormai è certo, è malattia cosiddetta “multifattoriale”. Significa che le cause di un tumore sono quasi sempre più di una (genetiche ed epigenetiche). Discorso complesso. Ampiamente noto che la sottonotifica dei tumori di possibile/probabile origine occupazionale è drammatica: 2500 notifiche/anno (poco più di mille accolte e indennizzate), a fronte di circa 20.000 potenziali, stimate da INAIL.
Quest’ultimo ingarbugliamento della matassa non aiuta. Per svariati motivi pratici. Si deve sapere che, per legge (dal 2012), le notifiche possono avvenire “esclusivamente per via telematica”. Ma il sito dell’INAIL, che dovrebbe consentire la notifica, NON ha mai funzionato. Perché? All’INAIL l’ardua sentenza. Il risultato è che migliaia di tumori, causati da esposizioni occupazionali durante il periodo tra il 1965 e 2005,quando l’Italia era una potenza industriale, non vengono riconosciuti né indennizzati. In quel periodo di tempo, in Italia e in Europa, milioni di lavoratori sono stati esposti a centinaia di sostanze sicuramente cancerogene (126, per la precisione: dati del 2023), riconosciute tali dagli studi scientifici e indicate nell’elenco della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). La situazione peggiora considerando che le sostanze cancerogene, rilevate in ambiente di lavoro, passano tal quali nell’ambiente di vita, nell’aria, nell’acqua, nel cibo. Facendo danni. Esempi? Casale Monferrato (amianto), Veneto (PFAS), tutto il bacino della pianura padana (P.M. 10 e 2,5 – particolato fine e ultrafine per inquinamento atmosferico da combustibili fossili e altro), frutta, verdura, farina (Glifosato – erbicida) e via elencando. Registriamo con preoccupazione che i colleghi clinici (in particolare gli oncologi) denunciano l’aumento, in anni recenti, di una serie di tumori, mediamente gravi e aggressivi, in persone “giovani”.
Due considerazioni finali: 1) prendiamo atto che l’immissione senza precauzione, verificatasi negli ultimi cinquant’anni (mancata prevenzione), di migliaia di sostanze chimiche in ambiente di lavoro e di vita, comincia a presentare il conto in termini di aumento di tumori che, lentamente, ma inesorabilmente, si avviano a diventare la prima causa di morte; 2) esprimiamo solidarietà ai colleghi ricercatori (mi riferisco al caso del ricercatore dell’Istituto Ramazzini – riportato dal Fatto quotidiano di domenica 15 febbraio – “invitato alla porta” per lo studio sul glifosato), e facciamo appello alla politica (esiste?) di tutelare la ricerca indipendente e lontana da conflitti di interesse che, sempre più, si configurano come distorcenti e confondenti gli studi scientifici sulle cause alla base dell’insorgenza dei tumori, occupazionali e non. Un punto programmatico per chi voglia cambiare le cose
Volere la luna, 26 febbraio 2026
