Basta censura, basta propaganda militare nelle scuole

Questa è la lettera dei genitori degli allievi del Liceo Albertelli di Roma preoccupati dagli atti di censura praticati in alcune scuole del Paese e dalle azioni di propaganda militarista, contro i principi della Costituzione, di rappresentanti della destra politica (favoriti e/o protetti da rappresentanti del governo)

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Alla Dirigente del Liceo Albertelli
All’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio
Al Ministero dell’Istruzione e del “Merito”
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Per conoscenza: Alle scuole di Roma

I sottoscritti genitori del Liceo Albertelli di Roma desiderano manifestare il proprio fermo disappunto nei confronti dell’ennesimo episodio di ingerenza politica indebita nelle attività didattiche di una scuola italiana, avvenuto al Liceo “Marco Polo” di Venezia.

Una campagna mediatica insidiosa, innescata da un opinionista e da una forza politica di destra, ha portato nientemeno che a un’interrogazione parlamentare riguardo alle attività organizzate dal collegio docenti sulla situazione in Palestina, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e l’ONG Emergency.

Più di recente, l’intervento di una lista politica extraparlamentare di estrema destra ha impedito un dibattito sul Venezuela organizzato dalla componente studentesca del Liceo Plinio di Roma. Nella stessa linea riconosciamo le continue ispezioni ministeriali nelle scuole toscane che avevano organizzato webinar con la Relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati; l’ispezione condotta l’anno scorso nel Liceo Righi di Roma nei confronti di un professore di storia; la circolare riservata dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio che, a inizio anno scolastico 2025, pretendeva di impedire agli organi collegiali di esprimersi sulle violazioni del diritto internazionale; ma anche la recente richiesta immotivata di segnalazione degli studenti palestinesi frequentanti le scuole italiane.

Le motivazioni di queste ingerenze sono state diverse, ma tutte egualmente strumentali: “pluralismo”, “integrazione”, “contrasto all’antisemitismo”, nel caso di Venezia addirittura “ProPal”. Non si tratta però di episodi isolati; li riconosciamo invece come elementi di un disegno politico che mira a promuovere la sfiducia e l’ingerenza governativa nei confronti della scuola, dei suoi organi collegiali e della classe docente.

Si tratta di un intervento problematico per l’intero assetto democratico del Paese. Come scrisse Piero Calamandrei:
«Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola, a lungo andare, è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale» (dalla Prefazione a G. Ferretti, Scuola e Democrazia, Einaudi, 1956).

Di recente, l’Osservatorio contro la Militarizzazione della Scuola e dell’Università ha ribadito che la scuola pubblica è pluralistica per sua natura, in quanto il personale viene reclutato non in base a una specifica appartenenza ideologica (come avviene nelle scuole private “di tendenza”), ma attraverso una pubblica selezione, proprio perché studentesse e studenti incontrino docenti di diversa formazione e orientamento politico.

Il Testo Unico in vigore (Decreto Legislativo n. 297/1994) ribadisce inoltre la necessità, da parte dei dirigenti scolastici, di rispettare gli organi collegiali, che regolano la vita democratica della scuola (si veda anche il Decreto Legislativo n. 165/2001). Infine, l’Art. 33 della Costituzione afferma che «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento», principio ribadito anche nel Contratto Collettivo Nazionale su cui si basa l’assunzione dei docenti.

Queste ingerenze politiche tentano invece di trasformare la scuola in un organismo di propaganda, finalizzato a costruire consenso verso alleati geopolitici o addirittura a promuovere una narrazione militarista che prelude a imprese belliche, esplicitamente ripudiate dalla nostra Costituzione.

Come componente genitoriale del Liceo Albertelli abbiamo già espresso il nostro rifiuto, con una lettera firmata da oltre 180 genitori, alle attività di orientamento rivolte alla promozione di “carriere in divisa”, anche in violazione di una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio d’Istituto a favore della cultura della Pace e contro la militarizzazione delle istituzioni educative.

Come affermò nel 1949 in Parlamento Piero Calamandrei: «Chi prepara la guerra, anche a fini che crede difensivi, non fa altro, senza accorgersene, che volere la guerra».

Non è questa la scuola pubblica a cui abbiamo iscritto i nostri figli e le nostre figlie.

Chiediamo agli organi competenti di rettificare immediatamente queste condotte, nel rispetto della scuola, del loro ruolo istituzionale e dei loro doveri nei confronti della cittadinanza e della Costituzione. Chiediamo altresì alle comunità scolastiche – studenti, genitori, docenti, personale, dirigenti – di moltiplicare le proteste pubbliche e le azioni legali di contrasto verso questo progetto autoritario e anticostituzionale, per ricostruire l’indipendenza e la dignità dell’istituzione più importante della nostra democrazia.

Per aderire a questa lettera scrivere a scuolasottocensura@anche.no, specificando nome, cognome, ruolo, scuola, città.

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