Nella Legge di Bilancio 2025, appena votata in Parlamento, la parte rilevante è quella delle spese militari. Per il 2026 sono previsti stanziamenti di quasi 34 miliardi di euro, con un aumento di circa 12 miliardi nel triennio. E’ una tendenza che viene consolidata nell’ultimo decennio e che ha portato l’aumento di fondi destinati alla Difesa di oltre il 45 per cento.
La manovra non si limita a finanziare le spese correnti, ma introduce misure per rafforzare l’industria bellica nazionale e il commercio di armi. Un emendamento specifico introduce l’interesse strategico nazionale per le infrastrutture e i progetti legati alla produzione, all’ampliamento e allo sviluppo dei sistemi d’arma e demanda a decreti ministeriali l’individuazione delle aree e delle opere coinvolte.
L’impegno complessivo, secondo alcune analisi, potrebbe arrivare a circa 130 miliardi di euro in quindici anni. Le spese per la sicurezza, comprese quelle rilevanti per i parametri NATO, restano in parte fuori dal computo, questo rende difficile la valutazione complessiva dell’onere effettivo.
Le grandi aziende della difesa, e i loro azionisti, sono le principali beneficiarie di questa strategia, secondo un’analisi di Vertical Research Partners, nel 2025 gli azionisti europei del settore incasseranno circa 5 miliardi di dollari. Tra i gruppi coinvolti figurano Bae Systems, Babcock International, Thales, Dassault Aviation, Rheinmetall, Hensoldt, Saab e l’italiana Leonardo.
Quest’ultima, nei primi nove mesi del 2025, ha registrato ricavi per 13,4 miliardi di euro, con un aumento superiore all’11 per cento, e profitti netti in crescita di quasi il 30 per cento. I principali azionisti di queste società sono grandi fondi di investimento internazionali, come BlackRock e Vanguard.
L’aumento delle quotazioni azionarie è trainato in larga misura dalle scelte di spesa pubblica e dalle prospettive di riarmo europeo, che funzionano come un moltiplicatore finanziario indipendente dalla produzione effettiva.
Per contrastare questo disegno la battaglia parlamentare non è sufficiente e comunque è poco convincente, perché non mette al centro il disarmo per raggiungere la pace! Contro le guerre è necessario scegliere il disarmo, la pace si realizza solo con il disarmo e le demilitarizzazione. E’ ora di avviare una campagna per il disarmo (anche unilaterale) e la diserzione di massa

