Global Sumud Flotilla salperà per Gaza contro il silenzio del mondo. Partirà dalla Spagna, dal Nord Italia, dal Sud Italia e dalla Tunisia per portare un messaggio di pace, speranza e resistenza da tanti mari e continenti del mondo. La Flottilla non porterà solo aiuti umanitari e cibo ma un messaggio politico: l’assedio deve cessare, l’occupazione deve terminare, il diritto internazionale deve avere l’ultima parola. Quando il mondo tace noi salpiamo
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Mentre i governi europei da quasi due anni continuano a sostenere, attivamente o con la loro indifferenza, lo sterminio della popolazione di Gaza, a fine agosto decine di imbarcazioni civili si stanno preparando a salpare da diversi porti del Mediterraneo per raggiungere la Striscia. Si tratta della Global Sumud Flotilla, la più vasta flottiglia civile e non violenta mai organizzata, un’azione di solidarietà che vuole essere anche una dichiarazione forte e chiara della società civile: l’assedio di Gaza è un crimine e il massacro in corso è un genocidio e le donne e gli uomini del mondo non intendono esserne complici.
Il termine sumud, che in arabo significa «resistenza ferma», non è scelto a caso. È il filo rosso che unisce migliaia di attivisti, medici, artisti, politici e “semplici” cittadini che hanno aderito a questa call to action letteralmente da ogni angolo del pianeta. La Global Sumud Flotilla si inserisce in un quadro più ampio, quello del Global Movement to Gaza, una grande rete internazionale di solidarietà che, a fianco del Sumud Convoy, del Sumud Nusantara e di diversi attivisti della Freedom Flotilla, ha sentito l’urgenza di progettare questa grande iniziativa a sostegno di Gaza. Porterà con sé aiuti umanitari, sia alimentari che farmacologici, ma anche e soprattutto una volontà politica esplicita: rompere l’assedio illegale e chiedere l’immediata riapertura dei corridoi umanitari garantiti dal diritto internazionale e bloccati da Israele.
Le due partenze previste – la prima da Barcellona e da Genova il 31 agosto, la seconda da Tunisi e dalla Sicilia il 4 settembre – mirano a far convergere decine di barche verso le coste di Gaza, creando un fronte marittimo coordinato. Lo faranno legalmente, navigando in acque internazionali, con equipaggi eterogenei che includono personalità note come Greta Thunberg, medici, avvocati, giornalisti, ma soprattutto centinaia di persone di lingua, età, religione diverse, accomunate da un unico obiettivo: giustizia e libertà per Gaza.
Chi partecipa a questa flottiglia sa bene che rischia di essere fermato, arrestato, respinto. Ma sa anche che non agire non è più un’opzione accettabile. Le trattative, le mozioni, le risoluzioni delle Nazioni unite sono state e continuano a essere inascoltate. Dopo mesi di bombardamenti e sistematico uso della fame come arma di guerra, la popolazione di Gaza continua a essere vittima di un genocidio in diretta mondiale. Ma il popolo palestinese non ha bisogno di essere «salvato» da noi, ha bisogno di essere messo nelle condizioni per poter scegliere e decidere autonomamente e autodeterminandosi del proprio futuro.
Il nostro dovere è quello di richiedere con forza che il diritto internazionale venga rispettato, che l’occupazione illegale e il regime coloniale israeliano vengano fermati e sanzionati. Il nostro dovere è quello di affermare chiaramente il fallimento dell’Unione europea, dei governi arabi complici e delle istituzioni internazionali che hanno normalizzato l’apartheid e la distruzione sistematica di un popolo.
Invitiamo tutte le persone a cui stanno a cuore non solo i diritti dei palestinesi, ma quelli di ogni singolo essere umano, a sostenerci in ogni modo possibile. Le barche salperanno per dire che Gaza non è sola. E non è un caso che tutto parta dal Mediterraneo. Il mare che separa e unisce, che da anni inghiotte vite umane e ora diventa teatro di solidarietà. La flottiglia attraverserà rotte solitamente percorse da guerre, profitti e traffici: per la prima volta, sarà una flotta civile a reclamare spazio, vita e dignità.
*Maria Elena Delia è referente Global Movement to Gaza per Italia