Cpr e espulsioni. Un’analisi di ActionAid …di Luciana Cimino

I Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) sono inutili. Questi luoghi che impiegano ingenti risorse pubbliche per annullare i diritti delle persone non servono neanche allo scopo del governo di destra: deportare i migranti in altri paesi. A metterlo nero su bianco è ActionAid Italia, ong che si occupa di disuguaglianze. Il rapporto Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025, realizzato con l’Università di Bari, è stato pubblicato proprio nei giorni in cui aumentano le tensioni tra enti locali e ministero dell’Interno per la costruzione di altri cpr. […]

Matteo Piantedosi ha promesso 10 mila rimpatri entro l’anno e ha avviato le procedure per recuperare ulteriori 106 posti nelle strutture già esistenti e realizzare altri sei nuovi cpr a Crotone, Castel Volturno, Trento, Bologna, Aulla e Bolzano. Rispetto alla propaganda delle destre i dati elaborati da Actionaid presentano un’altra realtà e il ministero non può confutarla dato che i dati sono i suoi. I ricercatori, in assenza di un database statale specifico, si sono dovuti rivolgere al Viminale, al ministero della Difesa e alla Corte dei Conti. Piantedosi «nega persino i dati sui progetti per “sicurezza nazionale”, con la sola eccezione di Castel Volturno, e i territori insorgono», ha spiegato Fabrizio Coresi di ActionAid.

Nel 2025 gli ingressi nei cpr sono stati 6.835, il dato più alto del decennio. Nello stesso anno, l’Italia ha eseguito 4.784 rimpatri forzati, ma la maggior parte degli allontanamenti, 3.052, è stata effettuata nei confronti di persone che non erano mai entrate in un cpr. «L’aumento del numero di persone trattenute non produce quindi automaticamente più rimpatri: il trattenimento non risolve da solo gli ostacoli legati all’identificazione, ai documenti e alla collaborazione tra Stati», hanno affermato i ricercatori. Negli anni è cresciuto, invece, il numero dei giorni di detenzione: tra il 2018 e il 2024 il dato oscillava tra circa 62 e 84 giornate di trattenimento per ogni rimpatrio, oggi la media è di 148. Cinque mesi in cui i migranti «vengono solo rinchiusi in luoghi di terrore, segnati da continue violazioni dei diritti umani, autolesionismo e morte, i cpr riguardano la nostra democrazia, non solo le persone che vi finiscono senza aver commesso alcun reato», ha detto Coresi. Peraltro inutilmente dato che, stima l’associazione, in otto anni oltre due mila persone sono state trattenute senza prospettive di allontanamento, vista l’assenza di accordi bilaterali con il paese di origine.

Oltre al costo umano c’è quello economico: ingenti risorse per un sistema detentivo patogeno che potrebbero essere destinate altrove. Tra il 2018 e il 2025, si legge nel rapporto, «la spesa, inclusi i Ctra (Centri di trattenimento per richiedenti asilo in procedura di frontiera) ammonta ad almeno 217,1 milioni di euro. Il solo triennio 2023-2025 concentra il 66,2% della spesa complessiva». Di conseguenza ciascun rimpatrio è costato, quest’anno 16.560 euro, più 156,5% rispetto al 2023. Per Giuseppe Campesi dell’università di Bari «se la privazione della libertà non produce un beneficio esecutivo aggiuntivo, il problema non è più soltanto di efficienza ma di necessità, proporzionalità e quindi di legittimità» […]

il manifesto, 3 ottobre 2026

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