In India l’annullamento di un test d’ingresso alla Facoltà di Medicina a causa di una fuga di notizie ha fatto scoppiare delle grandissime proteste guidate dal “Cockroach Janta Party”. Il movimento degli “scarafaggi”. Questo nome deriva da un commento del presidente della Corte suprema indiana che aveva definito le persone giornaliste, attiviste e disoccupate “scarafaggi e parassiti”. La polizia ha represso queste proteste con forza, incitando alla violenza contro chi manifestava. Le proteste però hanno funzionato e il ministro dell’Istruzione alla fine si è dimesso.
Amnesty International denuncia la violenta repressione del “movimento degli scarafaggi” in India: il brutale ricorso alla forza durante le manifestazioni, i poteri straordinari della polizia e la detenzione amministrativa sono strumenti lesivi dei diritti umani
**************************************
Dopo le proteste organizzate il 20 luglio dal Cockroach Janta Party (Partito popolare degli scarafaggi), represse con estrema violenza, il governatore della capitale indiana Delhi ha deciso di applicare poteri straordinari di polizia.
Le disposizioni, previste dalla Legge sulla sicurezza nazionale, consentono alla polizia di arrestare e trattenere in detenzione amministrativa persone nei confronti delle quali esista il mero sospetto o la semplice previsione che in futuro potranno compiere azioni contro l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale.
La detenzione amministrativa può durare fino a 12 mesi, senza accusa né processo. Per 15 giorni non è neanche possibile conoscere il motivo dell’arresto e contestarne dunque la legittimità. Vengono meno una serie di garanzie procedurali, come il diritto alla difesa. La detenzione amministrativa può essere prorogata o sospesa su “raccomandazione” di un organismo consultivo composto da tre ex giudici.
“Questa decisione profondamente preoccupante è un affronto ai diritti umani che rischia di infiammare ulteriormente la situazione”, ha dichiarato Aakar Patel, direttore di Amnesty International India. “Contrariamente a quello che si dice, non si tratta di un normale provvedimento amministrativo. La polizia indiana ha utilizzato questi poteri straordinari in occasione di precedenti proteste, nel 2020 e anche quest’anno”, ha aggiunto Patel. “Queste misure non devono essere applicate nella gestione dell’ordine pubblico. La protesta pacifica è un diritto umano”, ha concluso Patel

