Dopo il vertice NATO di Ankara… Non è questa la via per garantire la sicurezza reale delle persone: è la strada dello spreco di risorse, della militarizzazione e del profitto per l’industria bellica, a scapito degli impegni inderogabili su clima, sanità e cooperazione internazionale. Sono altri gli investimenti che garantiscono sicurezza reale alle persone e ai territori in cui vivono: meno disuguaglianza, più sanità pubblica, più cooperazione, più clima. Non un ulteriore aumento della spesa militare deciso a tavolino da vertici internazionali e recepito acriticamente da chi ci governa.
Cosa chiediamo al Parlamento italiano:
- non dia seguito alle indicazioni di spesa militare uscite dal vertice NATO di Ankara, rinunciando a bruciare altre risorse pubbliche nella corsa al riarmo;
- verifichi come il governo italiano intenda reperire le risorse per il 5% e quali capitoli di spesa sociale, sanitaria e ambientale verrebbero sacrificati;
- rispetti finalmente gli impegni già assunti su clima, sanità e cooperazione internazionale, oggi sistematicamente disattesi;
- apra un confronto pubblico e democratico sulle scelte di sicurezza nazionale, oggi delegate a vertici tra pochi governi e alleanze militari.
La sicurezza delle persone non si costruisce con più armi, ma riducendo le disuguaglianze, curando la crisi climatica e investendo in relazioni di cooperazione tra i popoli. Continueremo a mobilitarci, in Italia e in Europa, perché la scelta del riarmo non sia mai data per scontata.
FERMA IL RIARMO
Campagna promossa da Greenpeace Italia, Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, Rete Italiana Pace Disarmo, Sbilanciamoci
Le proposte di “Ferma il Riarmo”
- Riduzione nazionale ed internazionale della spesa militare, con creazione di nuovi percorsi di disarmo
- Utilizzo delle risorse liberate dalla spesa militare per spese sociali, ambientali e per il rafforzamento degli strumenti di pace
- Tassare gli extra profitti dell’industria militare
- Diminuire i fondi destinati alle missioni militari all’estero
- Aumentare controlli su influenza indebita dell’industria militare su bilancio ed export militare
