Una riflessione necessaria. Dovremmo ricercare strade inedite o inconsuete. Preso atto che solo la “comunità può guarire” si dovrebbe garantire il passaggio dal gruppo omogeneo composto solo da pazienti stranieri al gruppo eterogeneo aperto anche a utenti italiani. Pare essere un passo evolutivo nella scrittura di una nuova storia: quella di un gruppo transculturale, nato sul campo, con operatori disponibili lasciando a terra vecchie categorie e vetusti tecnicismi
Psiche e migrazione …di Alfredo Ancora
