[…] Come sostengono Sandro Mezzadra e Brett Neilson in The Rest and the West, viviamo sotto regimi di guerra. Ciò è sostenuto dalla razzializzazione strutturale del pianeta sotto il dominio occidentale, in cui alcune vite contano molto più di altre per garantire la brutale riproduzione del capitale.
Israele ha praticato la pulizia etnica e il genocidio sin dai suoi esordi. Non si tratta di un’aberrazione storica o politica. È anche la nostra storia. È la sintesi concentrata del colonialismo occidentale, dei suoi metodi e del suo linguaggio, il tutto condensato nell’assalto capitalista al resto del mondo.
Questo è fondamentalmente ciò che la Palestina ci insegna. Come ha affermato l’autrice palestinese Adania Shibli, la Palestina è la nostra maestra. Ciò che si sta svolgendo nel Mediterraneo orientale da diversi anni (in realtà, da molti decenni) ha capovolto e stravolto la nostra cultura e le sue giustificazioni politiche, mettendo a nudo un corpo sempre più in via di decomposizione. Continuare a difendere Israele, le sue fondamenta coloniali, il suo progetto razziale e le sue pratiche genocidarie significa proprio difendere l’Occidente come bastione dell’ideologia suprematista.
Negli ultimi giorni, la Corte suprema degli Stati uniti ha annullato una legge con le conseguenze di smantellare le conquiste di Martin Luther King e dei movimenti per i diritti civili degli anni ’60, Significherebbe il ritorno del regime di Jim Crow. Molti stati del Sud si sono immediatamente attivati per attuare questa possibilità. Come disse James Baldwin al suo interlocutore bianco in tv negli Stati Uniti: «Cosa farai adesso? Ci sterminerai?». Come diceva Malcolm X, non viviamo in una democrazia, ma in un’ipocrisia.
Iain Chambers, il manifesto, 3 maggio 2026
