È bene riflettere a un fatto che è talmente incredibile che si cerca a ogni costo di rimuoverlo, e cioè che lo stato che si dichiara il più potente del mondo è retto da anni da uomini che sono tecnicamente dei dementi. Non si tratta di dare in questo modo una forma estrema a un giudizio politico: che Donald Trump – come certamente Joe Biden prima di lui – debba essere considerato demente nel senso patologico del termine è un’evidenza ormai condivisa da molti psichiatri e che chiunque osservi il suo modo di esprimersi non può non condividere.
Va da sé che ciò che qui ci interessa non è il caso clinico degli individui di nome Trump e Biden; piuttosto la domanda che non possiamo non porci è: qual è il significato storico del fatto che un paese come gli Stati Uniti – che è in qualche modo alla guida di tutto l’Occidente – sia retto da un malato di mente? Quale radicale declino spirituale e morale prima ancora che politico può aver condotto a una simile estrema conseguenza?
Che il destino dell’Occidente fosse segnato dal nichilismo è qualcosa che già Friedrich Nietzsche aveva diagnosticato più di un secolo fa insieme alla morte di Dio: ma che il nichilismo dovesse prendere la forma della demenza non era scontato. È forse in qualche modo per compassione e pietà che il Dio, che vuole perdere l’Occidente, lo conduca alla sua fine non nella consapevolezza e nella responsabilità, ma nell’incoscienza e nella follia.
La citazione latina scelta da Agamben come titolo (Dio toglie il senno a coloro che vuole mandare in rovina) è stata utilizzata, tra gli altri, da Lev Tolstoj in Guerra e Pace (per descrivere la follia di Napoleone nell’avanzata in Russia) e da Cesare Pavese nel romanzo Il diavolo sulle colline (per commentare le azioni di alcuni uomini annoiati, che si comportano in modo assurdo e pericoloso)
Comune.Info, 30 marzo 2026. Pubblicato su Quodlibet
