Il 25 febbraio è stato presentato l’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile dal titolo “Io non ti credo più”. Frutto del monitoraggio dell’associazione di tutte le carceri minorili del Paese e di una costante raccolta di dati, statistiche e storie, il rapporto offre uno sguardo ampio sull’impatto che, dal decreto Caivano in poi, la crescita dell’area penale ha avuto sul sistema della giustizia minorile. Il Rapporto si compone di schede relative a ciascun Istituto penale per minorenni (IPM) italiano corredate da video, capitoli tematici di approfondimento, una mappatura delle comunità che ospitano ragazzi e ragazze dell’area penale.
I dati sono eloquenti. Al 31 dicembre 2025 i minori e giovani adulti in carico al sistema erano 17.027, con una crescita del 25% rispetto al 2022. Negli Istituti penali per minorenni si è passati da 381 presenze a fine 2022 a 572 a fine 2025. Eppure – secondo Eurostat – l’Italia ha un tasso di minorenni denunciati pari a 363,4 ogni centomila abitanti, quasi la metà della media europea (647,9) e anche la crescita delle denunce annue è limitata.
Nel 2024, in particolare, le denunce di minorenni sono cresciute del 17% ma l’effettivo esercizio dell’azione penale con apertura di un procedimento ha visto numeri assai più contenuti. L’aumento delle presenze in carcere, dunque, non è determinato da un aumento dei reati commessi ma dall’inasprimento della risposta repressiva. La retorica criminalizzante e punitiva nei confronti dei minorenni portata avanti dalla destra e le cosiddette politiche sulla sicurezza che ne conseguono stanno avendo l’effetto non solo di distruggere vite di ragazzini e ragazzine che un tempo avremmo recuperato alla società ma anche di mandare al macero un’antica e radicata tradizione di giustizia minorile italiana. Il cosiddetto decreto Caivano del settembre 2023, poi, ha costituito la più grande svolta repressiva della giustizia minorile dall’introduzione del codice di procedura penale minorile nel 1988 a oggi. Così, per la prima volta nella storia italiana, gli IPM hanno conosciuto il sovraffollamento (e, con esso, episodi di maltrattamenti e di vera e propria tortura).
Particolarmente critica è la situazione dei giovani stranieri detenuti, che sono una componente molto ampia, a dimostrazione che la giustizia minorile attua una selezione che colpisce chi ha meno risorse sociali e familiari.
La conseguenza è obbligata. Il sentimento espresso dai giovani che incrociano oggi le nostre carceri è per lo più di sfiducia e di rassegnazione (da cui il titolo del rapporto: “Io non credo più”). I ragazzi e le ragazze hanno perso speranza e fiducia nella giustizia minorile. Non si fidano più del mondo degli adulti, che la amministra mostrando sempre più desiderio di punizione e vendetta e sempre meno accoglienza, ascolto, sostegno. Così le prospettive di recupero diminuiscono sensibilmente.
Il rapporto è sul sito www.ragazzidentro.it
A questo link la cartella stampa completa
Volere la luna, Antigone, 6 marzo 2026
