Questa, non solo in Italia, è una fase difficile della storia.
Le democrazie occidentali attraversano una crisi che pare procedere rapidamente verso la loro dissoluzione. Quella autoritaria pare la forma assunta dalla democrazia ovunque. Aggressività formale e muscolare, violenta: durezza delle parole, delle leggi, dei divieti, della repressione.
Nelle istituzioni lo spazio politico è nullo a causa della perdita di rappresentatività e di peso politico. La politica non governa e non fa opposizione, la politica replica se stessa nelle istituzioni, mentre le politiche nazionali regolano solo gli affari dell’economia globale.
Ai movimenti, qualsiasi forma e forza assumano, restano le sole carte della resistenza, come lotta permanente, e del mutuo appoggio e soccorso contro uno Stato nemico perché ingiusto, intollerante, patriarcale, razzista e repressivo. La risposta non può che essere la controcultura, la disobbedienza, la diserzione.
Nello scontro politico i movimenti possono scegliere, in autonomia, forme di lotta diverse, tutte hanno pari dignità, anche quando sono estreme o espressione di una minoranza, ciascuno si assume le proprie responsabilità. Solo il confronto politico permanente e assembleare, alla verifica dei fatti, può mutare, rafforzare o abbandonare le forme di lotta, può convincere senza avere la pretesa di vincere.
Agire per la costruzione di comunità politiche autonome, aperte e pluraliste è il primo passo di resistenza contro la forma autoritaria dello Stato.
