La strage nel Mediterraneo

L’Organizzazione Internazione per le Migrazioni (Oim) dell ONU ha comunicato che ci sono 51 migranti morti al largo di Tobruk, in Libia. Ma mancano all’appello centinaia di persone imbarcate in Tunisia delle quali da giorni non si sa nulla.

Nei mari intorno a Sicilia, Calabria e Sardegna l’uragano della scorsa settima ha reso difficle la navigazione e le precarie imbarcazioni dell’emigrazione africana hanno pagato il prezzo più alto.
Da Lampedusa giunge la notizia di tre decessi per ipotermia e
sabato 24, nel pomeriggio, Radio Radicale ha rivelato di un messaggio di allarme lanciato dalla Guardia Costiera Italiana a tutte le navi in transito nel tratto di mare tra Sicilia e Tunisia. Da Sfax in Tunisia, tra il 14 e il 21 gennaio, sono partiti 8 barconi con circa 380 persone delle quali non si sa più nulla.

L’Oim incolpa i trafficanti, responsabili delle cattive condizioni delle imbarcazioni sulle quali si spostano i migranti, noi possiamo maledire il maltempo, ma resta la totale mancanza di impegno dell’Europa, e dell’Itala, nel soccorso in mare.

Le politiche sull’immigrazione dell’Europa (quella dei valori solidali della cultura occidentale) sono quelle del respingimento, negando anche il “diritto d’asilo”, quando non sono ancora arrivati diventa più facile lasciarli morire annegati. Le scelte europee stanno trasformando il Mediterraneo in un grande cimitero, senza lapidi e senza nomi. Prevale la logica della morte

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