«A partire dall’esplosione ribelle del ’68, e per quasi una decina di anni – scrive Marco Revelli – si aprì a Torino una “finestra”di collaborazione creativa senza precedenti nella quale, intorno al baricentro costituito dall’iniziativa operaia di fabbrica, s’incontrarono e s’intersecarono esperienze artistiche diverse e convergenti. Forme espressive, linguaggi, esperienze d’individui e di gruppi appartenenti all’intero ventaglio della produzione artistica: grafica, pittura, design, musica, poesia. Chiunque possedesse una qualche vocazione per l’arte si sentì mobilitato per contribuire a un’impresa condivisa di comunicazione di quel grande processo di liberazione che serpeggiava nella società e che premeva “da sotto”. Come se l’iniziativa, soprattutto quella spontanea dei gruppi di fabbrica che riprendevano in mano la propria vita dopo decenni di sfruttamento, permettesse in qualche modo a ognuno di dare un senso forte alla propria capacità espressiva».
A questa intensa stagione è dedicata la mostra “io, Manifesto. Arte grafica di lotta dal 1968 al 1980”, organizzata da Volere la Luna, che si apre oggi a Torino, al Polo del ‘900, e che proseguirà sino al 28 giugno.
La mostra propone manifesti e serigrafie di grande effetto. Gli autori (Piero Baral, Fernanda Conti, Laura Fiori, Piero Gilardi, Gianni Lerda, Alessandro Midulla, Pietro Perotti e Bruno Scrascia) sono assai diversi per storie e formazione. Operai cresciuti nelle lotte alla Fiat, insegnati di scuole d’arte, artisti di fama internazionale, tutti sono accomunati dal coinvolgimento personale e dalla militanza politica. Lo si vede nei committenti (organizzazioni di base, movimenti, sindacati) e soprattutto nei temi affrontati, che attraversano le grandi questioni di quegli anni: la condizione operaia, le lotte alla Fiat, il protagonismo dei lavoratori immigrati dal sud, l’antifascismo, il femminismo, la difesa del corpo delle donne e della legge sull’aborto, la campagna contro i manicomi e per la loro chiusura, il diritto alla casa, la repressione… Il tutto con forme espressive nuove e originali, in cui si susseguono e sovrappongono immagini iconiche (da Gesù Cristo a Carlo Marx), pugni chiusi, sbarre, chiavi inglesi e via seguitando. «I manifesti del maggio francese, che avevano, per così dire, offerto una “matrice” – sono ancora parole di Marco Revelli –, ma anche la grafica cubana, o i murales cileni, o l’underground americano dei ghetti in rivolta rivisitati dalla creatività militante di ognuno in forma originale, disseminano un’infinità di oggetti artistici fai-da-te: volantini, poster e manifesti, tazebao, giornali murali, mobiles e animazioni, destinati a socializzare le esperienze di lotta, a offrire un commento quotidiano agli eventi nazionali e globali come a quelli di reparto e di officina, che fossero l’offensiva del Thet in Vietnam o lo sciopero alla Lastroferratura di Mirafiori, le stragi delle strategia della tensione o l’occupazione della Singer di Leinì».
Quell’impegno politico è diventato, a Torino come in molta parte del mondo, una forma artistica innovativa. […]
La mostra torinese – progettata e allestita con passione e cura da Valeria Cottino, Elena Maria D’Agnolo Vallan e Carlo Minoli – ci riporta in quel contesto.Ma non è solo questo. Il mosaico dei manifesti esposti conserva una grande attualità anche oggi, quando le idee e le voci ad essi sottese sembrano travolte dalla controrivoluzione conservatrice dilagata a partire dall’autunno ’80. Nessuna nostalgia e nessun rimpianto ma la testimonianza di una stagione che ha ancora molto da dire e un omaggio alla creatività e all’originalità di quel tipo di comunicazione. Con una chiosa. La mostra è un punto di arrivo ma anche un punto di partenza: dispersi in tanti rivoli quei manifesti sono stati ritrovati e proposti insieme; il progetto è, ora, di implementarli, archiviarli ed evitarne la dispersione.Volere la luna, 6 giugno 2025
Volere la luna, 6 giugno 2025
