A sinistra…

La città di sotto,movimenti&reti 9 Ottobre 2019 | 0 Comments

Una sinistra moderata, riformista, radicale o rivoluzionaria che non indaghi in modo approfondito il capitalismo contemporaneo, cosiddetto della “globalizzazione”, è colpevole perché rinuncia a comprendere le condizioni nelle quali si trova ad agire e i mutamenti intercorsi all’interno dei processi produttivi e riproduttivi.   La carenza più grave è non comprendere come il capitalismo contemporaneo non abbia più bisogno del consenso politico, perché dotato di potenti mezzi di persuasione e controllo: rappresentati dalle nuove forme assunte dalla produzione, dal consumismo di massa e dai diffusi mezzi di comunicazione digitale, quali, ad esempio, i social network.

La “crisi della politica”, identificata nella distanza tra i partiti e gli elettori, tra i palazzi del potere e i cittadini, è la conseguenza della riduzione del peso della politica nella gestione dei processi di decisione, perché questi sono sempre più sotto il controllo di soggetti economici “globalizzati” (multinazionali) che si nascondono dietro a organismi sovranazionali quali il FMI, il WTO, ecc.    L’accento riposto sulla governabilità, quale unica funzione politica praticabile, è paradossale: è il segno inequivocabile dell’impotenza della politica, tradizionalmente intesa, all’interno di un capitalismo che sempre più usa lo Stato esclusivamente come comitato di controllo della finanza pubblica e dell’ordine sociale.   Le svolte autoritarie in tutto il mondo, non solo in Occidente, in presenza di un continuo aumento dell’astensionismo, sono il segno di un processo liberticida che conferma che la crisi della politica è anche crisi della democrazia rappresentativa.

Alla crisi della democrazia si può rispondere solo evitando di ricorrere a strumenti politici che i recenti mutamenti dei processi produttivi e le nuove tecnologie di controllo sociale hanno spazzato via o reso obsoleti.  La storia indietro non torna: abbiamo bisogno di metter in moto un processo inedito, che prenda atto della condizione presente quale risultato di una lotta di classe condotta dal capitale che, per ora, abbiamo perso.

Per questo non ci sono fronti di sinistra o di svolta liberal democratica o di altra natura, comunque politicista, capaci di rispondere alla sfida di classe che questo capitalismo, incapace di offrire opportunità e produttore di ingiustizie funzionali alla sua sopravvivenza, ha lanciato.   Lo scontro si gioca tutto fuori dai palazzi, nella società: nel variegato mondo del lavoro, nella scuola, sul territorio.

Si deve lavorare per aprire varchi e contraddizioni ovunque sia possibile: attraverso il sabotaggio, il contrasto radicale e il boicottaggio delle scelte politiche volte a lasciare immutati o peggiorare i rapporti di forza tra istituzioni e cittadini, tra datore di lavoro e lavoratore, tra istituzioni scolastiche e studente…   Si deve dar vita a spazi liberati e autogestiti non per supplire alle carenze del sistema, ma aprire alternative credibili in grado di contrastare e superare le pratiche autoritarie, privatistiche e sessiste in atto e rendere egemoni pratiche comunitarie, pubbliche e transfemministe.

marco sansoè

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