L’isolotto di Margherita :: Un racconto di Francesco Pelle

culture,letture&ascolti&visioni 9 Settembre 2019 | 0 Comments

L’isolotto di Margherita

 

-Fermo, fermo. Non si può passare.

-Ma devo andare al mercato. Devo vendere i formaggi e le uova.

-Oggi di qua non si passa. Devono bruciare la strega e il ponte non si può usare.

Il contadino accarezzò l’asino pensando a quale altra strada avrebbe potuto fare. Sull’isolotto in mezzo al torrente stavano ammassando delle fascine. Al centro, una giovane legata ad un palo. I loro occhi s’incontrarono.

 

***

-Alt. Non si può passare.

-Ma devo andare in centro. Devo consegnare dei pacchi urgenti

-Mi spiace ma stanno facendo dei lavori per una ricorrenza, la strada sul ponte è interrotta.

Il corriere non fece caso alle parole del vigile, pensava solo a quale altra strada potesse fare per terminare le consegne. Spense il motore del furgone e guardò distrattamente verso l’isolotto gli operai all’opera.

 

***

Il giovane pastore si sorprese a pensare a quanto era bella quella ragazza. Aveva sempre creduto che le streghe fossero vecchie e brutte. Si sentì in colpa per aver tenuto conto solo dei propri guai. Se non avesse venduto niente suo padre non l’avrebbe giustificato. Le avrebbe buscate di santa ragione, forse anche a bastonate. Ma cos’era quello in confronto alla sorte che spettava a quella poveretta? Essere bruciati vivi è quanto di peggio possa capitare. Accanto a lui i curiosi aumentavano. I soldati tenevano la folla lontano. Dietro di loro uno stuolo di preti e autorità civili.

-Quanto dovremo aspettare ancora? –gli chiese un amico arrivato da poco, anche lui con l’asino carico di prodotti per il mercato.

 

***

-Pochi minuti, solo pochi minuti, poi toglieremo le transenne -disse il vigile urbano.

Il corriere pensò che, a quel punto, non gli conveniva cercare un altro percorso. Prese il palmare per verificare la lista delle consegne che gli restavano. Era un lavoro che avrebbe dovuto fare comunque, tanto valeva approfittare di quella pausa. Alcuni operai stavano trafficando sul marciapiede, altri attorno ad un masso in mezzo ad uno spiazzo erboso.  Solo allora si rese conto che non aveva mai saputo che sotto a quel ponte c’era un isolotto. Era passato di lì innumerevoli volte e non se ne era mai accorto. In effetti, era logico: l’avevano usato come supporto per il pilone centrale del ponte. La cosa lo incuriosì.

 

***

-Non è una strega, è un’eretica –disse uno che sembrava saperla lunga.

-E’ meno grave? Può salvarsi? –chiese speranzoso il contadino.

-Quella donna non si salverà, ragazzo. Il vescovo e il papa hanno fatto una vera e propria crociata per catturare lei e il suo uomo. L’assedio è durato un anno intero e tutti i loro compagni sono già stati uccisi.

 

***

Il corriere si era avvicinato a piedi ed ora, dal ponte, stava osservando l’acqua spumeggiante del torrente che colpiva le rocce. Si divideva in due rami che abbracciavano l’isolotto per tutta la sua lunghezza. Quello di destra, più piccolo, procedeva lentamente fino ad assumere le caratteristiche di uno stagno stretto e lungo. L’altro, più grande ed impetuoso, sollevando spruzzi sulle rocce levigate e lucide, si divideva in numerosi rivoli che formavano delle cascatelle luccicanti. Al centro, un piano erboso circondato da cespugli e alberelli che scendeva fino al torrente.

Dall’altra parte del ponte, verso valle, l’acqua tornava a riunirsi in un unico corso. Si sorprese a pensare a quanti angoli ci siano dietro casa che non conosciamo.

 

***

-Che il fuoco distrugga il tuo corpo e mondi i tuoi peccati –gridò il vescovo. –Che di te, e dell’eresiarca che ti ha accompagnato, non resti neppure il ricordo.

Mentre le fiamme si alzavano e l’odore della carne bruciata si diffondeva, il contadino pensò a quanto fosse ignorante. Non sapeva a cosa si riferissero quelle parole. I commenti dei vicini, invece, gli facevano capire che conoscevano la storia di quella donna e, ancor meglio, quella del suo compagno. La maggior parte dei presenti sembrava parteggiare per lei e non per il vescovo. Nessuno era contento della fine che l’aspettava, a dispetto di ciò che desideravano le autorità. Lui invece non aveva neanche ancora capito come si chiamasse. Stava tutto il giorno dietro a mucche e capre e ignorava ciò che capitava al mondo. Di una cosa però era certo: fino a quando avesse avuto vita, non avrebbe mai perso il ricordo di quella giovane donna.

-C’è un uomo che brucia, vicino a lei. E’ il suo compagno? –chiese.

-No –rispose quello ben informato. –E’ il luogotenente. Il suo compagno, Dolcino, lo stanno obbligando ad assistere al rogo, poi lo porteranno in giro per la città. Ad ogni angolo di Biella si fermeranno per strappargli un brandello di carne con le tenaglie roventi. Non vogliono che il popolo si perda lo spettacolo. Debbono mostrare a tutti la fine che fanno gli eretici. Anche lui finirà al rogo, ma a Vercelli.

Il contadino voleva saperne di più, ma questo avrebbe voluto dire perdere altro tempo, vendere meno o nulla, sfidando le bastonate del padre. Avrebbe almeno voluto chiedere il nome di quella donna, ma si lasciò trascinare via dall’amico, che insisteva perché lo seguisse: aveva trovato una strada alternativa.

 

***

Il corriere si sentiva sollevato per quella pausa imprevista. Era bastato fare il ponte della Maddalena a piedi e dedicare un po’ d’attenzione all’ambiente naturale per sentirsi meglio. Ma le consegne lo aspettavano, aveva perso troppo tempo per uno che aveva sempre i secondi contati e adesso doveva correre come un pazzo per riuscire a terminarle. Passò davanti agli operai che stavano sistemando i marciapiedi e, incuriosito, si avviò per il piccolo vialetto di beole che portava all’interno dell’isolotto. Vide che avevano finito di sistemare una targa sulla roccia. Si avvicinò frettolosamente e lesse:

a MARGHERITA da TRENTO e

LONGINO CATTANEO da BERGAMO

TESTIMONI della LIBERTÀ

di RELIGIONE e di PENSIERO

1° GIUGNO MMVII

 

Pensò a quanto fosse ignorante. Non sapeva a cosa si riferissero quelle parole. Stava tutto il giorno dietro a pacchi e consegne e ignorava ciò che capitava al mondo.

Ora il ponte sul torrente Cervo era percorribile. Si avviò verso il furgone, preoccupato per il ritardo e i rimbrotti che si sarebbe preso dai superiori.

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