Biella, 8 giugno :: Intitolata la sede dell’Enaip a Alberto Fappani

La città di sotto,letture&ascolti&visioni 9 giugno 2018 | 0 Comments

E’ stata intitolata la sede dell’Enaip di Biella, a Chiavazza, ad Alberto Fappani. Questo che segue è il testo scritto e letto per commemorare Alberto.

Alberto è vissuto alla continua ricerca di una risposta alle sofferenze dei più deboli, tormentato dal dolore degli altri, senza quasi trovar pace davanti alle ingiustizie del mondo.
E’ vissuto con l’ostinata necessità di trovare una soluzione a tutti i problemi che affliggono coloro che non hanno le possibilità economiche, ed anche culturali, per intraprendere un percorso di emancipazione; e per lui emancipazione significava liberazione dai bisogni e libertà di pensiero.
Con gentilezza ha sempre pensato che un NO alla domanda di giustizia e equità fosse irricevibile, per questo ha scelto sempre il terreno della lotta, in ogni circostanza: sia sul piano personale, che su quello sindacale e politico. Non si è mai arreso, in particolare, quando il destino in gioco era quello degli ultimi o dei subalterni a ricchi e potenti
Alberto è stato un amico e un compagno di lotte…
Se è vero che, ancora oggi, molto è lo spazio per le pratiche solidali e di servizio agli altri, anche se troppo spesso silenziose e nascoste, quasi del tutto pare scomparso il necessario spazio per la lotta, che Alberto pensava come il più importante strumento per garantire l’emancipazione dei soggetti deboli della società.
Alberto sarebbe contento di essere qui con noi anche se troverebbe esagerato che gli si dedicasse una “struttura di servizio” come questa, questo è un luogo per gli altri, un luogo per tutti e troverebbe improprio dargli un nome solo: la sua modestia e riservatezza non gli hanno mai permesso di coltivare personalismi o esibizionismi…
Ma qui siamo ad onorare la sua memoria con un atto concreto, facciamone ancora un altro: ricostruiamo le condizioni per avviare le lotte necessarie a colmare le disuguaglianze e le ingiustizie, questo vorrebbe che noi facessimo.

marco sansoè

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