L’Altra Europa dopo Bologna. Una riflessione e un commento

La città di sotto,movimenti&reti 22 gennaio 2015 | 0 Comments

!cid_080F492546BF41309AB1E3D96B338594@BirtoneQui di seguito due interventi relativi all’Assemblea di Bologna…

Riflessioni dopo Bologna

L’Altra Europa italiana che emerge dalla assemblea nazionale di Bologna non assomiglia a Podemos e nemmeno a Syriza. Non ha scelto la strada della relazione diretta con i movimenti, come è successo in Spagna, né quella di fondere le forze della sinistra nel fuoco dei conflitti sociali, come sta accadendo in Grecia.

Ancora una volta la via italiana all’unità delle sinistre è di profilo meramente politico.

Ciò comporta una faticosa navigazione a vista nel tentativo di rimettere assieme i pezzi separati da mille scissioni dei partiti comunisti e verdi, da una parte, e, dall’altra, una estenuante attesa che i sommovimenti all’interno del “Partito della nazione” (PD) distacchino qualche parte consistente sul lato sinistro. Ma così operando l’unico risultato perseguibile è quello di costruire cartelli elettorali, utili a sperare al meglio gli sbarramenti dei quorum (risultato nient’affatto disprezzabile, s’intende), ma non certo di contendere a chicchessia la rappresentanza delle masse popolari. Per questo obiettivo servirebbe ben altro.

Mi si dirà che in Italia è così per ragioni oggettive. Il PD, contrariamente alle socialdemocrazie europee, non è (ancora) percepito come il responsabile delle politiche neoliberiste. Per contro M5S e Lega hanno saputo convogliare a loro favore molti elementi delle proteste popolari. I movimenti sociali sono frantumati e ripiegati nei loro particolari campi d’azione. Non è emersa una figura di giovane leader. Altro ancora.

Bene, tutte queste sarebbero buone ragioni per radicalizzare e ramificare il processo, spingendolo oltre le secche delle estenuanti mediazioni tra ceti politici.

Paolo Cacciari

Caro Marco,
                        il pessimismo è d’obbligo per svariate ragioni. L’altra Europa ha un potenziale molto grande per le grandi ragioni che l’hanno mossa, per me l’internazionalismo all’epoca della globalizzazione contro le politiche del capitale finanziario e dei suoi comitati d’affari (per noi il governo/i tutti uguali e tutti neo-iperliberisti), la vicinanza ai movimenti anche antagonisti e poco compatibili con l’ordine costituito ed il mondo della politica, il sostegno alla Palestina.. lo spostamento sui diritti de lavoro che in un primo tempo non c’erano neppure nel logo delle prime iniziative, l’idea di sviluppo compatibile e la messa in discussione di grandi opere,NoTav,No Muos…, la presenza perfino del popolo Rom e delle sue ragioni che con lo sceriffo bolognese non ci azzeccano… ma che a me ispirano e non solo a me che di zingara ho una bisnonna…
L’impressione è di blocco, di attesa di eventi estranei che non sono la vittoria di Syriza, ma piuttosto di eventi di ben più piccola ed angusta portata quali human factor, contenitore di ceti politici pronti a ripetere film già visti,alla spasmodica ricerca di “nuovi Tsipras”, altre personalità salvifiche che guidino eroiche truppe nei flutti delle elezioni,sempre quelle, ..l’ossessione per la delega e la passione per machiavellici giochi di alleanze che lasciano fuori le condizioni materiali di vita, l’impoverimento e la disperazione, la guerra, la polvere, il sangue, le mosche, l’odore come diceva DeAndrè .
E’ blocco operato dai  “soci fondatori”, suscettibili alla lesa maestà, gli autonominati…  C’è stata la richiesta di ricambio, ma non si votava nulla essendo un assemblea aperta, con 150 iscritti a parlare e tante anime, molte arrabbiate per la lentezza della costruzione dell’altra Europa.
A Bologna però la partecipazione ha superato le aspettative e sarà più difficile farle il funerale, Domenica si è respirato alto e si è risollevato l’orizzonte con impegni inderogabili e sovrastanti: la distruzione della dignità dei lavoratori, pezzi intercambiabili al servizio delle multinazionali e della loro piramide produttiva così moderna e così medievale nel ridurre a servo chi lavora,(Piergiovanni Alleva,giuslavorista bravissimo); la distruzione del welfare come ricaduta del debito illegittimo sugli enti locali e sui territori…, la devastazione promessa dai TTIP come disegno autoritario pericolosissimo, sovranazionale, che conferma il ruolo finora avuto dai governi, ne spiega i contorcimenti e l’adesione al progetto che in Italia coincide con P2 P3 P4 di gloriosa memoria…etc etc…
Hanno fatto fatica ad entrare le occupazioni della casa o altre esperienze più antagoniste, mentre più consolidata è l’idea di bene comune sulla scorta della battaglia sull’acqua  e la critica alle privatizzazioni…
Lucetta Bellomo

Leave a Reply