Editoria. Dalla parte dei “mulini a vento”.

culture,news 17 Ottobre 2010 | 1 Comment

Editoria. La proposta di legge sul prezzo del libro.
L’ultima frontiera dell’omologazione

Perché l’ordine proposto dalla legge Levi e fortemente voluto dalle grandi case editrici e catene di librerie non è accettabile? C’è un dato di cui non si parla quasi mai quando si discute di sconti sul prezzo del libro, un dato che modifica radicalmente il quadro proposto dall’onorevole Levi: lo sconto che le case editrici fanno alle librerie e che costituisce il margine del libraio. Nel testo della legge non si fa alcun cenno a questo aspetto fondamentale. Bisogna infatti sapere che le librerie indipendenti acquistano i libri con sconti assai diversi rispetto alle librerie di catena. Queste ultime, grazie a una differente forza commerciale, hanno uno sconto più alto. Inoltre, ogni volta che l’editore vuole fare una promozione deve aumentare molto lo sconto alla libreria per compensare il minor ricavo dovuto allo sconto fatto al lettore. È dunque evidente che:

  1. lo sconto del 15% permette di mantenere una buona redditività alle librerie di catena mentre porta alla soglia della perdita la piccola libreria indipendente, che dunque non può farlo;
  2. che il piccolo o medio editore, avendo tirature limitate, non può permettersi di fare promozioni con sconti addirittura superiori al 15%, perché si mangerebbe tutto il suo già piccolo margine, mentre la grande casa editrice grazie a tirature alte può fare sconti maggiori senza andare in perdita (anche perché spesso ha già provveduto a fissare prezzi alti in previsione dei futuri sconti);
  3. la norma che prevede che le promozioni possano essere fatte solo dagli editori, mette loro in mano un’arma micidiale: si dice infatti che tutte le librerie devono essere informate e hanno facoltà di non aderire. Ma non si dice da nessuna parte che il maggiore sconto offerto dalla casa editrice alla libreria debba essere uguale per tutti (perché un grosso gruppo editoriale non dovrebbe favorire le sue librerie, se la legge glielo consente?) È dunque facile profezia dire che, se la legge Levi dovesse passare senza modifiche, vedremo tantissime librerie indipendenti che non aderiscono alle promozioni.

Ecco come una norma che sembra mettere ordine nel caos attuale di fatto cristallizza dei vantaggi spropositati per le grandi case editrici e le librerie di catena.

Qualcuno a questo punto farà una domanda: e se a seguito di questa legge dovessero chiudere piccole librerie ed editori indipendenti, che sarà mai? Non siamo così corporativi da volere che la politica (la sinistra?) italiana difenda chi lavora nella filiera del libro. Quello che la legge Levi però sancisce definitivamente è che in Italia al centro di tutto non c’è il libro (con autori, editori, librai, lettori e cultura) ma solo lo sconto, e che il punto non è vendere (e cercare e fare e offrire e proporre) libri a lettori, ma vendere sconti a consumatori. Con buona pace della cultura e della bibliodiversità. A nostro avviso una buona legge per il libro dovrebbe partire da queste ultime due esigenze e trovare il modo di preservarle (come avviene in molti Paesi europei). E l’esistenza di un gran numero di editori e librai indipendenti è una garanzia in questo senso.

In Francia e in Germania ci sono da anni leggi che limitano o vietano drasticamente lo sconto e le promozioni, con ottimi risultati non solo per l’intera filiera del libro ma anche per la cultura (e senza danni per il lettore). Da noi non è proprio possibile? Avete mai fatto questa banale considerazione: se nessuno può fare sconti non ci sarà più bisogno di farli. Se nessuno potrà fare sconti il prezzo fisso dei libri diventerà elemento di concorrenza ad armi pari e i prezzi scenderanno.

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